di Vito Surico

Chekos’Art con la sua opera completa nella piazzetta accanto alla chiesetta dell’Immacolata (foto di Gianfranco Lanzolla)

Solo, a inizio giugno, ha rappresentato sui muri di piazza Merloni i sogni e le speranze delle nuove generazioni attraverso la sua Sabrina, a partire dal desiderio dei cassanesi di riappropriarsi dei luoghi propri e più degradati del paese per renderlo più bello, più vivibile, più godibile.

È su questa scia che si innesta l’iniziativa Arte Urbana Mutamenti, organizzata dal Comune di Cassano delle Murge e curata da Massimo Nardi, che ha l’obiettivo di portare bellezza e colore nel centro storico. Certo, non la soluzione ai problemi, ma sicuramente un segnale per invitare gli abitanti del “paese vecchio” a prendersi cura di ciò che, di fatto, gli appartiene.

Ventisei artisti con installazioni, sculture, dipinti e, ancora una volta, street art, contribuiranno a questo processo di bellezza con la loro “arte per tutti”, come la definisce lo street artist Chekos’Art che ha realizzato il “murales” nella piazzetta accanto alla chiesetta dell’Immacolata: «sono nuove forme d’arte – afferma l’artista leccese – non le solite opere esposte in musei e gallerie», forme d’arte più vicine alle persone e alle nuove generazioni che, continua Chekos’Art «magari non hanno la possibilità di vederle nei posti più “tradizionali”. Realizzare opere in pubblico vuol dire riuscire a parlare un po’ a tutti. Chiunque può vederle e dire la propria. È un modo più diretto di comunicare e arrivare al cuore delle persone: l’opera può piacere o no, ma è comunque uno stimolo, induce a provare emozioni, anche solo avendo la possiblità di fruirla pubblicamente. Può essere un semplice graffito con lettering, magari di difficile comprensione, o qualcosa di più “artistico” che si avvicina anche all’arte museale, ma esprime lo stesso emozioni dirette».

Chekos’Art firma la sua opera (foto di Gianfranco Lanzolla)

Chekos’Art ha scelto di realizzare, a Cassano, una Giuditta, personaggio biblico che salvò il suo popolo dall’oppressore Oloferne, con la sua astuzia e il suo coraggio. Cantata da Dante nel XXXII Canto del Paradiso, rappresentata, tra gli altri, da Donatello, Botticelli, Mantegna, Tiziano, Michelangelo, Caravaggio fino al più recente Klimt, Giuditta, per Chekos’Art è una delle antesignane della difesa della donna: «non ho legato Giuditta propriamente a Cassano – spiega Chekos’Art – ma è frutto di studi che sto portando avanti a livello personale e artistico. Ho voluto omaggiare, in un momento storico in cui le donne emergono sempre più, in cui, tra mille difficoltà, si prendono le loro rivalse staccandosi da quella figura schiacciata dall’uomo, una delle prime figure della storia a prendersi i bagliori della rivalsa, di fatto liberando il suo popolo e ponendo fine alla distruzione di una guerra. Una donna, con la sua intelligenza, è riuscita in un certo senso, a cambiare la storia. È una figura che mi è sempre piaciuta, quella di Giuditta, e ho voluto rappresentarla come simbolo della difesa della donna e di chiunque soffra e voglia cambiare lo stato sociale delle cose».

Chekos’Art (foto di Gianfranco Lanzolla)

Giuditta, come tutti i personaggi che Chekos’Art ha rappresentato in giro per il mondo (nella sua Lecce, in Italia, Polonia, Germania, Francia, Lussemburgo, Spagna, ecc.), è uno dei «grandi personaggi della storia che mi piace rappresentare: sono essi stessi – spiega l’artista leccese – parte della storia. Io provo a riportare la loro storia in una forma più “di strada”, più “maneggevole”, più “comprensibile” cercando di rimetterli al pubblico nella speranza di risvegliare in chi li guarda una certa forma di cuoriosità che li induca a informarsi su quei volti dipinti. Ho rappresentato Gramsci a Bologna perché voglio che a tutti arrivi la sua immagine e magari la voglia di capire qualcosa di più su quel personaggio. A Lecce, nella sua città, sono stato il primo a rappresentare per strada Carmelo Bene e il senso è lo stesso. Spesso l’arte di strada serve anche a riaccendere i riflettori su personaggi di talento del posto che magari sono stati dimenticati. Così è per qualsiasi personaggio storico: può tornare all’attenzione del grande pubblico e può anche risvegliare il senso di appartenenza dando al luogo stesso un valore affettivo. Insomma, la street art può aiutare a portare nelle nuove generazioni un po’ di conoscenza e cultura».

ultimi ritocchi (foto di Gianfranco Lanzolla)

Cultura, dunque, ma allo stesso tempo rigenerazione: «anche se, ormai, la street art sta assumendo caratteristiche un po’ più ampie, tendenzialmente le opere vengono realizzate in quei luoghi un po’ più “degradati” delle città – dice Chekos’Art – e così vai a sostituire la “sporcizia”, quelle scritte che spesso possono anche dare fastidio, con qualcosa di nuovo, di colorato, che dà senso di pulizia e bellezza trasmettendo in chi guarda un nuovo modo di vedere e intendere le cose. Stimolando le persone a provare nuove emozioni. Anche se l’opera è di difficile comprensione, l’occhio, il senso con cui cogliamo più immediatamente le emozioni, avrà una visuale diversa e potrà portare a “somatizzare” meglio quei luoghi. Così la street art non è solo rigenerazione dei luoghi, ma diventa rigenerazione mentale delle persone che vivono in quei luoghi. Non può che essere una cosa positiva, poi, se pensiamo che spesso diventa anche modo per indurre le persone a prendersi cura delle opere, a tutelarle, diventando così anche un deterrente per chi va a imbrattare per il gusto di farlo».

La street art per riaccendere speranze, emozioni, senso di appartenenza ai luoghi, bellezza e anche cultura, anche se fatta da un artista che si definisce un “analfabetista dell’arte”: « – afferma Chekos’Art – io tendenzialmente nasco “analfabeta”, non ho grandi studi alle spalle, sono un autodidatta. Inoltre, quando ho cominciato, sono stato subito affascinato da uno dei più grandi artisti della pop art e della street art, Jean-Michel Basquiat: con lui nasce l’analphabet-art. Mi sento molto vicino al suo modo di esprimere ed esprimersi. I suoi quadri, anche nella tecnica usata per dipingerli, non avevano sempre un senso. Basquiat era un analfabeta che, nel suo analfabetismo, era capace di dare un senso a ciò che realizzava. E poi, c’è un altro discorso: ritengo che l’arte non debba essere per forza quella delle élite. Anche una persona come me, senza grossi studi, può esprimersi e dare qualcosa di suo, suscitare emozioni. L’arte non è solo tecnica, l’arte deve essere emozione. Basta avere qualcosa da dire, basta sentirlo, lavorare su se stessi, essere capaci di esprimere quello che si pensa e si sente nella vita di tutti i giorni. Per questo mi considero un analfabetista dell’arte… perché tendenzialmente lo sono», conclude Chekos’Art che, tra le varie iniziative, ha fondato anche la piattaforma Street Art South Italy per creare una sorta di rete tra street artist, del Sud Italia ma dell’intero Paese e del Mondo, per aiutarli a trovare gli strumenti per regalare emozioni.

Chekos’Art e la sua Giuditta sono solo un aspetto di Arte Urbana Mutamenti che regalerà al centro storico di Cassano delle Murge squarci di bellezza che resteranno lì, alla portata di tutti, nella speranza che siano le persone le prime a prendersi cura del proprio paese, ad amarlo e a sentire quelle emozioni che l’arte sa suscitare semplicemente passeggiando nei vicoli del “paese vecchio”.

(foto di Gianfranco Lanzolla)

 

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