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Assistenti civici: la posizione della Pubblica Assistenza di Cassano delle Murge Onlus

(foto dalla pagina Facebook della Pubblica Assistenza di Cassano delle Murge Onlus)

La Pubblica Assistenza di Cassano delle Murge Onlus, associazione che si occupa di protezione civile a Cassano e che, in questi ultimi mesi, sta collaborando con il Comune nella gestione del COC e dell’emergenza sanitaria, condivide la posizione del Comitato Nazionale del Volontariato di Protezione Civile in merito al progetto degli “assistenti civici”, annunciato domenica scorsa con una nota del Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Francesco Boccia e dal Sindaco di Bari e Presidente dell’ANCI Antonio Decaro.

I 60.000 “assistenti civici”, nei programmi di Boccia e Decaro, saranno volontari (che non percepiranno alcun compenso) e dovrebbero essere coordinati dalla Protezione Civile, con la quale aiuteranno le autorità locali a gestire la Fase 2 dell’emergenza sanitaria informando le persone sulle regole da rispettare e chiamando la Polizia Municipale quando lo riterranno necessario.

In sostanza, gli “assistenti civici” dovrebbero essere impiegati in strade, piazze e parchi per ricordare alle persone l’uso delle mascherine, il mantenimento delle distanze di sicurezza e il divieto di assembramenti. Potranno inoltre essere impiegati per altre attività di aiuto alle fasce più deboli della popolazione.

«Da anni il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile e le Regioni tutte stanno “stralavorando” per far sì che i volontari siano dotati di tantissima formazione, sicurezza sui luoghi in cui si opera e soprattutto consapevolezza del delicatissimo ruolo in cui ci ritroviamo», spiegano dal direttivo della Pubblica Assistenza di Cassano delle Murge Onlus ribadendo, di fatto, quanto scritto in un comunicato a firma di Patrizio Losi, presidente del Comitato Nazionale del Volontariato di Protezione Civile: il provvedimento a cui sta pensando il Governo, scrive Losi, «rischia di ledere in maniera irrimediabile» tutti coloro che si sono dedicati e si dedicano al mondo del volontariato «introducendo il principio pericoloso che si possa essere volontari senza avere alcuna preparazione per farlo. I nostri volontari e volontarie che operano ogni giorno al fianco delle Istituzioni mettono a disposizione il proprio tempo in impegno costante nella formazione e nell’addestramento, nell’elaborazione di metodologie operative sempre più efficaci, nello studio e nella pianificazione. Tutto ciò è possibile grazie all’impegno delle tante organizzazioni di volontariato di protezione civile che con un quotidiano lavoro nella società si fanno elemento attivo di partecipazione dei cittadini alla vita comunitaria del Paese, mettendo, attraverso l’impegno dei propri volontari e iscritti, i propri saperi e il proprio know-how al servizio del bene comune.

Tali principi – si legge ancora nel comunicato del Comitato Nazionale del Volontariato di Protezione Civile – sono ovviamente messi in discussione da un provvedimento che affida compiti delicatissimi a sessantamila cittadini reclutati in maniera estemporanea, che non possono avere l’adeguata preparazione per sostenere i Sindaci né il delicato compito di garantire il distanziamento sociale nei luoghi di assembramento pubblico, prerogativa delle forze dell’ordine a partire dalla polizia locale. Attività alla quale il volontariato di protezione civile è in grado di contribuire ma solo limitatamente alla funzione che gli è propria di informazione rivolta ai cittadini, e che rischia, al contrario, di esporre persone impreparate e cittadini a situazioni complesse anche dal punto di vista della sicurezza, aspetto che non può mai essere gestito da volontari.

Ma ancor di più gli assistenti civici non potranno essere di sostegno ai Comuni nemmeno per assicurare informazioni adeguate sui comportamenti da adottare, specie nei luoghi aperti al pubblico, e prestare assistenza a coloro che, esposti a particolari condizioni di fragilità, ne hanno bisogno. Queste attività sono quelle nelle quali il volontariato di protezione civile così come tutto il Terzo Settore più in generale, a partire dal volontariato specializzato sanitario e sociale, è stato ed è impegnato quotidianamente».

Gli assistenti civici, dunque, non possono essere assimilati «ai volontari e alle volontarie di protezione civile che si sono dedicati al servizio degli altri», poiché si ingenererebbe «una pericolosa confusione».

Il Comitato Nazionale del Volontariato di Protezione Civile evidenzia anche che gli assistenti civici non potrebbero portare «i loghi e le insegne della protezione civile nazionale, cosa su cui chiediamo, in virtù delle considerazioni esposte, un immediato cambio di rotta. Così come auspichiamo che in nessun caso tali risorse vengano affidate al coordinamento della Protezione Civile a qualunque livello, a maggior ragione nei Comuni dove le strutture di coordinamento dell’emergenza funzionano anche grazie al contributo del volontariato di protezione civile: cioè da persone preparate e qualificate per operare in sicurezza in armonia con tutte le componenti del Servizio nazionale della Protezione Civile».

Insomma, spiegano dalla Pubblica Assistenza di Cassano delle Murge Onlus, «agiamo a metà strada tra i cittadini, il territorio e la pubblica amministrazione. “Buttare” sessantamila persone per strada senza la giusta formazione e preparazione è da suicidio».