di Lorena Liberatore

Vincenzo Mastropirro dialoga con Anita Piscazzi durante la presentazione di “Assoli” a “Cassano d’Autore per Infinito 200” (foto SP)

Ospite all’appuntamento di “Cassano d’Autore”, giovedì 13 settembre, è stato Vincenzo Mastropirro. Classe 1960, Vincenzo è flautista, compositore e poeta, originario di Ruvo di Puglia, si è diplomato in flauto al Conservatorio Nicolò Piccinni di Bari nel 1983 con il M.° Antonio Minella, ha proseguito i suoi studi con grandi maestri della scena internazionale come Peeter Lukas Graf, Angelo Persichilli, Trevor Wye, Michael Debost, Annamaria Morini, Ruggero Chiesa e si è diplomato in Musicologia e Pedagogia musicale presso la Scuola Superiore di Fermo, approfondendo i suoi studi compositivi nelle tecniche del ‘900 con il compositore bresciano Antonio Giacometti.

Vincitore di svariati concorsi musicali e letterari, deve il suo successo come compositore di musica per testi poetici grazie alla collaborazione con Alda Merini, musicando alcune liriche tratte da “Ballate non pagate”, il debutto di tale progetto è avvenuto al Festival Internazionale sulle musiche possibili Time Zones 1997 al Teatro Kismet di Bari, e vede anche un CD edito dalla Phoenex Classics, in cui la stessa Alda Merini recita le proprie liriche.

Vincenzo ha voluto, per questa serata di “Cassano d’Autore”, mettere in primo piano la musicalità dei suoi componimenti poetici, leggendoli con precisione ritmica e traducendoli al pubblico, calcando sulle finali tronche del dialetto di Ruvo di Puglia e inframezzando le letture con l’esecuzione di brani musicali. Poche dissertazioni, eccetto, il racconto di come conobbe Alda Merini, la descrizione del prezioso rapporto con sua madre, che vanta il merito d’aver dato lingua ai versi e spunti di quotidiana riflessione di vita, su cui riflettere e da mettere in lirica per offrire al lettore uno scrigno di realtà domestiche vissute. Interessante anche la traduzione in dialetto degli ultimi tre versi de “L’Infinito” di Leopardi, omaggio al celebre poeta e alla rassegna, quest’anno in rete con “Infinito 200”, progetto celebrativo del bicentenario della composizione della celeberrima lirica di Giacomo Leopardi.

Di seguito un’intervista a Vincenzo Mastropirro.

Ciao Vincenzo, com’è andata la serata?

Sono stato molto contento di partecipare a questa ricca manifestazione, mi è piaciuta molto la partecipazione del pubblico, molto attento e incuriosito dal ritmo della mia lingua (il dialetto di Ruvo di Puglia).

Che ricordo hai di Alda Merini e della collaborazione con lei?

Il ricordo di Alda Merini è legato all’inizio della mia ‘vena’ compositiva-musicale in rapporto alla parola. Mi è bastato leggere un suo testo, e nella mia mente la musica è nata in maniera del tutto spontanea; si tratta di qualcosa che era dentro di me da tanto tempo e i suoi versi ritmici (di Ballate non pagate) hanno fatto il resto. Alda l’ho poi incontrata personalmente quando sono stato a Milano, ha condiviso con me un importante progetto. Era una donna fuori dal comune, un’artista con una personalità molto forte!

Pensi che la poesia in dialetto non sia abbastanza valorizzata, oppure oggi le viene attribuito il giusto valore?

Oggi le viene attribuito il giusto valore, tant’è vero che, come dicevo ieri al pubblico, da una ventina d’anni c’è la riscoperta di poeti neodialettali, i quali utilizzano il dialetto in maniera molto precisa, attenta, con argomenti e contenuti che riguardano la vita civile, sociale, contemporanea, non solo l’ancorarsi al ricordo folkloristico che può rappresentare a suo modo un dialetto. Quindi una realtà per niente marginale nell’ambito letterario, e che vanta la stessa dignità della nostra lingua nazionale.

Vincenzo Mastropirro a “Cassano d’Autore per Infinito 200” (foto SP)

Musica e parole caratterizzano la tua vita. Parlaci della tua passione per la musica.

La passione per la musica nasce da giovanissimo, intorno ai 10/12 anni, e non l’ho lasciata più perché poi sono diventato un docente di musica, insegno flauto a tanti ragazzi, inoltre con uno staff di musicisti, amici con la stessa passione, portiamo avanti diversi progetti musicali. Insomma vivo di musica quotidianamente perché appunto, come hai detto tu, è una passione. E di una passione non ci si può liberare facilmente, fa parte della tua vita!

Nelle poesie citi spesso tua madre, che importanza ha nella tua vita e nelle tue liriche?

Mi ha influenzato molto dal punto di vista linguistico, non a caso i miei testi nascono in quel dialetto, quello di Ruvo di Puglia, che ho sempre sentito parlare da mia madre. È una lingua piena di musica e ridondanza di suoni, e tutto questo l’ho trasferito nei versi dove, in qualche modo, lei è sempre presente. Ma è presente anche in alcuni ricordi narrati, che io stravolgo in maniera onirica e fantasiosa.

Hai in programma nuove pubblicazioni?

Sì, recentemente ho vinto un concorso (i primi di settembre), il cui premio è una pubblicazione, in questo caso con una casa editrice romana. Questa volta però ho partecipato con una raccolta in italiano dal titolo “A metà del guado” e penso che tra la fine di quest’anno e i primi del prossimo sarà pubblicata.

Vuoi aggiungere qualcosa a questa intervista?

Solo che la poesia va letta, va coltivata, e l’uso di portarla nelle piazze con dei reading può essere una gran buona occasione per stimolare le persone a leggerla e apprezzarla.

 

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