fbpx

A Cassano l’”urlo” delle detenute: Donne e arte in carcere

di Giulia Masiello

nella Sala Gentile della BCC di Cassano delle Murge la presentazione del volume "Donne e arte in carcere" (foto di Giulia Masiello)
nella Sala Gentile della BCC di Cassano delle Murge la presentazione del volume “Donne e arte in carcere” (foto di Giulia Masiello)

Donne e arte in carcere (Edizioni dal Sud) è il volume attraverso cui la voce delle detenute ha riecheggiato durante la conferenza tutta al femminile ospitata nella Sala Gentile della BCC di Cassano venerdì pomeriggio.

Organizzato dall’Associazione No More – Difesa Donna in collaborazione con l’Associazione Amici della Biblioteca di Cassano, l’UTE di Cassano, l’ACAT Bari Nuova e l’Associazione “Essere Donna”, col patrocinio dell’Associazione Nazionale “Sentieri della Legalità” e del Rotary Club Mediterraneo Bari, l’incontro ha visto come tema principale la donna detenuta, «portatrice di diritti», inserita in un sistema penitenziario pensato ancora “troppo”al maschile, qual è quello italiano, pertanto inadeguato e fortemente problematico.

Allora come potrebbe essere possibile migliorare le condizioni di vita delle detenute «da correggere»?

Alla domanda posta in apertura della presentazione da Raffaella Casamassima, presidente dell’associazione “No More – Difesa Donna”, un tentativo di risposta è arrivato da Anna Lepore, membro della Fondazione “Rita Maierotti” Centro studi CGIL Bari, secondo la quale «la scrittura rappresenta un buon strumento per avvicinare le donne detenute alle donne libere», ovvero la possibilità di esprimere il proprio stato d’animo e condividerlo attraverso una «voce comune» e per «sfuggire alla solitudine». Ma, soprattutto, la parola è senza dubbio un modo per «allargare le sbarre» e «scavare in un mondo blindato dove il tempo sembra sospeso». Ebbene, sottolinea ancora la Lepore, «non dobbiamo pensare che questo sia un mondo estraneo a noi cittadini».

A conferma di ciò la testimonianza di Annetta Francabandiera, membro del Dipartimento welfare CGIL Bari, le cui parole con notevole enfasi hanno rotto il silenzio vibrando e descrivendo quel «tumulto di sentimenti» scaturito dall’incontro della stessa con le detenute. Ed ecco sguardi, racconti, segnali, messaggi tanto forti da far accendere interrogativi e rimettere in discussione idee e percorsi di vita, non a caso Donne e arte in carcere nasce come strumento per riflettere su realtà apparentemente distanti, sottovalutate e molto spesso ignorate solo perché non strettamente legate al vivere di molti.

Un progetto, quello racchiuso in Donne e arte in carcere, sintetizzato secondo Valeria Pirè, vicedirettrice della Casa Circondariale di Bari, in una formula tanto semplice quanto articolata, ovvero energia, complessità e creatività. Sono questi i termini attraverso cui si traduce l’impegno delle volontarie e delle autrici, nonché madri per le quali, afferma Roberta Schiralli del Foro di Trani, «ancora non ci sono leggi adatte e pensate per rompere una volta per tutte l’inconciliabilità tra la realtà dell’ambiente carcerario e quella infantile».

Eppure queste Donne, nonostante tutto, non hanno abbandonato la speranza di essere nuovamente libere (come lo sono poi diventate le autrici del volume), di recuperare e ricostruire la propria identità e, quindi, di tornare ad amarsi e ad amare.