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Catucci, la forza delle “Donne in Rosa”: «non facciamoci prendere dallo sconforto. Non siamo soli. Siamo tutti uniti e vicini»

di Linda Catuccipresidente Komen Puglia

Linda Catucci, presidente del Comitato Susan G. Komen Puglia (foto d’archivio)

A volte mi chiedo… ma chi SIAMO veramente?

Siamo quelli che si lamentano continuamente perché chiusi in casa o siamo quelli che pur nella difficoltà di dover convivere con la paura, la preoccupazione e l’alienazione sociale, hanno la forza e il coraggio di pensare prima a chi è malato, solo in ospedale, con un futuro incerto lasciato lì a combattere contro un virus che da un giorno all’altro ha cambiato le nostre vite.

A volte mi chiedo… ma chi SIAMO veramente?

Siamo quelli che si barricano nell’agiatezza di una vita dorata o quelli che hanno occhi per vedere i nostri amici, vicini, concittadini, rimasti senza lavoro, senza prospettiva su come tirare avanti, licenziati a causa di un virus che non ha dato scelta a nessuno, men che meno a chi cercherà di non far affondare imprese e attività che si trovano oggi a dover navigare in un mare in tempesta.

A volte mi chiedo… ma chi SIAMO veramente?

Siamo quelli che solo ora si accorgono che il mondo è fatto di persone e queste persone messe di fronte ad una battaglia come questa spesso decidere di affrontarla e combatterla a testa alta, senza scappare.

Qui mi fermo un attimo, perché sto parlando di medici e infermieri e di tutto il personale sanitario che, io come tanti di voi che ora stanno leggendo, conosciamo da tempo.

Ho combattuto un tumore avendo al mio fianco quegli stessi medici e ho capito tanti anni fa il valore, l’abnegazione e l’importanza di quelli che oggi qualcuno chiama eroi. Io so che stanno solo facendo il loro lavoro, come hanno sempre fatto.

Ho seguito un percorso chemioterapico, che è fatto di solitudine, la stessa che tutti stiamo vivendo ora.

Mi sono dovuta alienare da tutto e tutti, il mio sistema immunitario non mi consentiva di fare altrimenti. Ho provato l’isolamento sociale e so, che da quella palude di dolore e paura si viene fuori. Mi ha reso più forte, più umana, più ragionevole, più comprensiva, più empatica, più propensa ad aiutare gli altri.

E so che da questo isolamento a cui oggi il mondo intero è costretto, ne usciremo, tutti insieme.

So, e mi permetto di dirlo a tutti, che solo con l’aiuto reciproco la paura si calma, il conforto arriva e la vera essenza del Nostro vivere si rivela…

Per tante persone che come me hanno già vissuto il dolore e l’isolamento, per tutte Noi “Donne in Rosa” ci sembra di tornare indietro nel tempo. Lo abbiamo già passato, ma in questo silenzio ed in questa clausura ci sentiamo a Nostro agio, perché sappiamo che non si tratta di un tumore, il cui spettro ci fa ancora paura.

A volte mi chiedo… ma chi SIAMO veramente?

E oggi rispondo che siamo persone cambiate. Come tutti quelli che hanno lottato contro un male forte e aggressivo e invisibile, qualunque esso sia. Chi prima e chi dopo. Siamo tutti cambiati.

Un cambiamento radicale e positivo nell’approcciarci agli altri, nel rispettare gli altri, nel capire che nulla sarà come prima.

La malattia, ma anche la sola paura della malattia cambia tutti. Io sono cambiata da tempo e in questo intenso e difficile momento di forzata solitudine sociale rifletto sul mio e Nostro passato, sul Nostro presente e su quello che forse potrà essere il Nostro futuro.

So per certo che la solitudine aiuta. Ti aiuta a ritrovare te stessa, aiuta a vedere gli altri ed il mondo in maniera diversa.

Questa pandemia che ci fa essere tutti uguali, e quasi sorge in Noi la consapevolezza che il tumore è un male minore.

Ma guai ad abbassare la guardia.

Faccio appello a chi sta combattendo contro un tumore in questi tempi così difficili. Non fatevi prendere dallo sconforto. Non siete soli. Siamo tutti uniti e vicini, se vogliamo esserlo. Se decidiamo di esserlo.

E questa terribile pandemia ha reso tutti quanti noi più simili, accomunati da due aspetti: l’aver provato una solitudine forzata e la consapevolezza che la vita è troppo bella per non essere vissuta.