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Come gestire la globalizzazione: le risposte dell’UE

Il mondo è sempre più connesso a causa della globalizzazione. Ecco come l’Unione europea e il Parlamento sfruttano al meglio le opportunità che la globalizzazione offre.

La politica commerciale dell’UE

Una politica commerciale comune dà ai paesi dell’UE più potere nei negoziati bilaterali e nelle organizzazioni internazionali come l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC).

La politica commerciale dell’UE si fonda su tre tipi di strumenti. Ci sono prima di tutto gli accordi commerciali con paesi fuori dall’UE per aprire nuovi mercati e aumentare le opportunità di commercio per le aziende europee.

La produzione UE è protetta dalla competizione sleale grazie ai regolamenti commerciali (che sanzionano, ad esempio, il dumping commerciale).

Il terzo strumento è la partecipazione dell’UE all’OMC, l’organizzazione che stabilisce le regole commerciali internazionali. Anche i paesi UE ne sono membri, ma è l’Unione nel suo insieme che negozia a nome loro.

Il Parlamento europeo decide, congiuntamente col Consiglio, in materia di commercio e investimenti. È inoltre necessario che il Parlamento approvi gli accordi internazionali prima che possano entrare in vigore. Gli eurodeputati possono influenzare i negoziati adottando delle risoluzioni.

I vantaggi della globalizzazione per l’UE

Rappresentando il 15% delle esportazioni globali, l’UE è uno dei maggiori attori commerciali internazionali, insieme a Cina e Stati Uniti.

Più di 36 milioni di posti di lavoro nell’UE dipendono dalle esportazioni verso paesi terzi. Per ogni miliardo di euro generato dalle esportazioni, si creano in media 13.000 posti di lavoro all’interno dell’Unione europea.

Il commercio internazionale significa anche vantaggi per i consumatori che hanno accesso a una scelta più ampia e a prezzi più convenienti. Il beneficio per i consumatori è stimato a 600 euro a persona.

Gestire l’impatto potenzialmente negativo sull’occupazione

La globalizzazione può avere effetti negativi sull’occupazione a breve termine, ad esempio a causa della delocalizzazione.

I settori più vulnerabili sono caratterizzati da una prevalenza di posti di lavoro poco qualificati: si tratta delle industrie tessili, dell’abbigliamento e delle calzature, della metallurgia e manifatturiere.

Per ridurre l’impatto negativo della globalizzazione e ridurre la disoccupazione, l’UE ha creato nel 2006 il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione. L’obiettivo è quello di offrire sostegno ai lavoratori che perdono il posto a causa della globalizzazione.

Questo fondo solidale di emergenza co-finanzia fino al 60% delle politiche per il lavoro, per orientare i lavoratori o sostenere lo sviluppo d’impresa. I progetti finanziati comprendono ad esempio la formazione e l’accompagnamento nella ricerca del lavoro e nella creazione dell’impresa.

Il commercio e la protezione dei diritti umani

L’Unione europea ha due strumenti di politica commerciale per promuovere i diritti umani: gli accordi preferenziali e le restrizioni commerciali unilaterali.

L’UE ha adottato misure per vietare l’importazione di minerali provenienti da zone di conflitto. Le norme UE vietano inoltre qualsiasi transazione commerciale di beni e servizi che possa contribuire alla tortura o all’esecuzione.

L’UE si è dotata di una normativa per garantire che i prodotti e le tecnologie originariamente prodotti per uso civile in Europa (i cosiddetti prodotti a duplice uso) non siano utilizzati per violare i diritti umani in altri paesi.

Le norme UE vietano qualsiasi transazione commerciale di beni e servizi che possa contribuire alla tortura o all’esecuzione.  

Nel 2017 il Parlamento ha approvato una risoluzione in cui chiede l’adozione di norme UE che obblighino i fornitori di prodotti tessili e di abbigliamento a rispettare i diritti dei lavoratori. In una risoluzione del 2016 il Parlamento europeo ha chiesto di individuare modi per rintracciare le prove del lavoro forzato e del lavoro minorile, per poter applicare la concessione di preferenze commerciali ai paesi che rispettano determinate norme del lavoro e il divieto di importazione per i prodotti fabbricati ricorrendo al lavoro minorile.

Fonte: Parlamento europeo