di Nicola Surico

(foto d’archivio)

Tuonò tanto, e alla fine… piovve. Il direttivo della Consulta delle Associazioni, in carica dal 17 dicembre 2015, ha rassegnato formalmente le proprie dimissioni. Sei membri su sette, però, giacché il settimo, quello “indigesto”, non ha seguito la linea degli altri, rimanendo sulle sue posizioni.

Il Presidente Franco Carrasso, il vice-Presidente Emanuele Campanelli, il Segretario Giuseppe Campanale e i Consiglieri Alessandro Giustino, Massimiliano Mallardi e Alfredo Briganti, dopo l’ultima burrascosa riunione della Consulta, hanno così deciso di porre fine ad un andazzo che si protraeva, in pratica, sin dall’insediamento.

Alla base di tutta la vicenda, una diversità di vedute tra il consigliere non dimissionario, Leonardo Losito, ed il resto del direttivo, che ha creato tensioni sfociate nell’epilogo finale dopo un braccio di ferro durato in pratica 20 mesi. Una contrapposizione nata da una divergenza, banale se vogliamo, legata ai rapporti con la stampa; una sorta di “bavaglio” che Losito non ha inteso accettare, andandosene a “ruota libera”, cosa non digerita dal resto del direttivo.

Occorre precisare, per amore della verità, che il suo “uso” ed “abuso” della comunicazione con la stampa Losito lo ha fatto sempre a nome personale, da presidente della sua associazione, e mai a nome della Consulta, magari parlando a volte di cose della Consulta che la sua associazione aveva poco “digerito”, ma il clima ostile che tra gli stessi si era creato era facilmente percepibile. Al punto che si era arrivati al “tu o noi” che ha prodotto il patatrac finale.

Cosa succede ora? Cosa prevede il regolamento? Stando al regolamento vigente, entro un mese dovrebbe essere convocata l’assemblea generale dei delegati delle Associazioni iscritte alla Consulta per l’elezione del nuovo direttivo che, a sua volta, dovrebbe poi eleggere il nuovo presidente.

Questo è quanto. Ma permettetemi di esprimere un personale interrogativo: una Consulta siffatta serve all’Ente, alla collettività, alle Associazioni stesse?

A mio modesto avviso, no. È necessario che l’Amministrazione faccia chiarezza sul ruolo effettivo della Consulta, che si esca dagli equivoci, che si snellisca il regolamento vigente epurando una serie di inutili orpelli che nulla hanno a che fare con i compiti della Consulta. Occorre soprattutto che le Associazioni siano coscienti che la Consulta non è “una mucca da mungere”, non ha potere economico e contrattuale.

Se le Associazioni intenderanno la Consulta come il luogo in cui confrontarsi per mettere a fuoco un calendario comune di attività, nell’interesse collettivo e ferma restando l’autonomia delle stesse nell’avere una propria attività indipendente, forse un qualche risultato lo si potrà raggiungere. E l’Amministrazione deve avere il coraggio di fare chiarezza, eliminare gli equivoci.

Diversamente, per il rispetto di tutti, forse sarebbe meglio abolirla. Le Associazioni tornerebbero libere di predisporre i loro programmi e svolgere le loro attività, senza conflitti e senza inutili polemiche, interfacciandosi con l’Ente e l’assessore competente (che dovrebbe farsi carico delle responsabilità rivenienti dal suo mandato) per ottenere le agevolazioni possibili, senza pretese.

Utopia? Sogni di un visionario? No, semplici considerazioni di chi, in passato, all’interno del mondo associativo ha operato, prescindendo dalla dipendenza amministrativa e dai contributi dell’amministrazione comunale, realizzando insieme ad altri visionari qualcosa per la collettività.

 

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