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Crisi Natuzzi, l’intervento del consigliere Lopane

il consigliere Michele Lopane (foto di Annarita Mastroserio)
il consigliere Michele Lopane (foto di Annarita Mastroserio)

Nel corso del Consiglio Comunale di ieri, il consigliere Michele Lopane, prima dell’inizio dei lavori, ha invitato l’intera assise a prendere atto della situazione di crisi della Natuzzi che, inevitabilmente, si riversa su moti cittadini cassanesi che lavorano presso l’azienda santermana.

Lopane ha invitato l’intero Consiglio a predisporre e votare all’unanimità un documento di solidarietà e sostegno alla lotta dei lavoratori.

Riportiamo, integralmente, l’intervento del consigliere Michele Lopane.

Vorrei porre all’attenzione dell’intero Consiglio Comunale, per una riflessione congiunta, la grave e seria situazione della Natuzzi S.p.A.

Già nel 2009, come assessore alle attività produttive, mi occupai del problema Natuzzi che, anche allora, minacciava licenziamenti di massa, fortunatamente scongiurati con una forte mobilitazione dei lavoratori, dei sindacati e delle istituzioni locali.

Cinque anni dopo, lo stesso problema si pone in modo più drammatico e perentorio.

Si paventano, da parte di Natuzzi S.p.A., entro il corrente mese di ottobre, le dimissioni di oltre 1600 lavoratori, tra cui molti nostri concittadini; il che rappresenterebbe un colpo durissimo per l’economia del nostro territorio, già in sofferenza per una grave crisi occupazionale.

Le difficoltà del gruppo Natuzzi, già leader mondiale dell’imbottito, sono la certificazione del fallimento di un modello di sviluppo produttivo.

Per produrre salotti a basso costo, si è voluto delocalizzare il lavoro aprendo nuovi stabilimenti in Brasile, Cina e Romania, a discapito della qualità del prodotto e dell’ammodernamento dei macchinari produttivi. Inoltre, è mancato il coraggio di diversificare la produzione su altre attività, come fanno continuamente altre aziende (per esempio la multinazionale Benetton), non ultimo, a mio avviso incomprensibilmente, negli anni delle vacche grasse, si è interrotto il confronto con le forze sindacali e sociali.

Il risultato, ancora una volta, è che pagano sempre gli stessi, cioè i lavoratori.

Circa un anno fa, l’azienda firmava al Ministero del Lavoro, con le parti sociali, sindacato e Governo, un protocollo d’intesa che prevedeva la cassa integrazione a zero ore di 1600 lavoratori per un anno, con scadenza nel mese di ottobre.

L’accordo prevedeva che l’azienda Natuzzi anticipasse il pagamento della cassa integrazione attraverso un prestito bancario, questo è avvenuto fino al mese di aprile.

Poi l’azienda non ha voluto più mantenere l’impegno assunto al Ministero del Lavoro ed è intervenuto l’INPS, con due mesi di ritardo, al pagamento della cassa integrazione.

Inoltre, il protocollo d’intesa prevedeva che a fronte di 2600 lavoratori in forza all’azienda, a 600 di essi si desse un bonus di 32.000 euro come incentivo all’esodo (hanno aderito al bonus circa 400 lavoratori).

Per più di 1000 lavoratori, invece, si prevedeva il collocamento presso nuove ipotetiche aziende del gruppo Natuzzi, per l’uso dei macchinari, con la concessione dello stabilimento di Laterza, con la promessa di riportare il lavoro della produzione dello stabilimento rumeno in Italia e di garantire a tutti i lavoratori assunti la stessa posizione INPS.

Per quanto è di mia conoscenza, ad oggi, l’azienda risulta essere disponibile a sottoscrivere un contratto di solidarietà che prevede la salvaguardia dei posti di lavoro a fronte di una decurtazione degli stipendi pari al 20% circa, nonché l’azzeramento dei livelli.

A queste condizioni proposte, i lavoratori hanno rifiutato.

Nel frattempo è intervenuto il Ministero del Lavoro accordandosi con l’azienda per il riconoscimento della cassa integrazione, interessante oltre 1500 dipendenti, che prevede 8 mesi senza stipendio a danno dei lavoratori nonché una gestione del tutto unilaterale.

In soccorso dei lavoratori è intervenuta la Regione Puglia, nella persona dell’assessore Caroli che ha garantito l’anticipazione della cassa integrazione più gli 8 messi in favore dei cassaintegrati.

Questa soluzione verrà adottata definitivamente in un prossimo incontro tra le parti sociali.

È opportuno, da parte mia, che il Consiglio tutto, all’unanimità, formi un documento di sostegno e di solidarietà che dia visibilità alla lotta dei lavoratori per il loro posto di lavoro.