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Due aziende cassanesi tra le ventuno che produrranno mascherine per la popolazione secondo le indicazioni del Politecnico di Bari

di Vito Surico

(foto Google)

Ci sono anche due aziende cassanesi tra le ventuno che, seguendo le direttive impartite dal Politecnico di Bari, hanno iniziato la produzione e commercializzazione delle mascherine filtranti, adatte cioè alla popolazione e non per il personale sanitario.

Si tratta di “Gordon Confezioni” e “Paola Creazioni” che hanno ottenuto l’“ok” dal Politecnico di Bari insieme a “Alfatex” di Santeramo in Colle, “Manifatture Daddato” di Barletta, “Dalin Italian Atelier” di Castellana Grotte, “DAVID srl” di Molfetta, “FLX” di Bitonto, “Giorgino Company” di Barletta, “MickyFlex” di Capurso, “Mister Sofà srls” di Mottola, “New CS Salotti” di Gravina in Puglia, “PA.AB” di Andria, “Reggente” di Andria, “Estetica e Design” di Andria, “F&T Consulting” di Barletta, “Leccese sas” di Bitonto, “Vincenzo Carriero” di Mugnano di Napoli, “Funny Lab” di Barletta, “ITMODA” di Ruvo di Puglia, “PFL Moda” di Bitonto e “Terry Ricami” di Nardò.

«In totale – si legge in una nota del Politecnico di Bari – si stima una potenziale produzione complessiva di circa 300 mila mascherine. A questo elenco, a breve, potrebbero aggiungersi altre aziende che hanno chiesto supporto al Politecnico, con conseguente aumento di produzione».

Per quanto riguarda la produzione delle mascherine per medici, infermieri e soggetti di primo intervento (FFP2 e FFP3), spiegano dal Politecnico «i tempi sono più lunghi» perché «a differenza di quelle comuni, i produttori devono attenersi a rigorosi canoni produttivi e a certificazioni inderogabili».

Ad ora sono state oltre 250 le aziende che hanno contattato il Politecnico di Bari: 160 di queste hanno manifestato l’intenzione di produrre mascherine filtranti, altre 25 si sono proposte per produrre anche altri articoli. Il 95% delle aziende che hanno contattato il Poliba sono imprese medio-piccole pugliesi, per la maggior parte operanti nel settore delle confezioni e tessile (il 35% di queste ha sede operativa in provincia di Bari, il 30% nella BAT, il 20% nelle province di Lecce e Brindisi, il 15% nella provincia di Foggia). Ci sono anche aziende più grandi come Natuzzi, Fas, Igam e Sanigem. Mentre il restante 5% rinviene da altre regioni come Basilicata, Campania, Molise, Abruzzo, Toscana e Lombardia.

L’iniziativa del Politecnico di Bari, dedicata all’emergenza coronavirus, denominata RIAPRO, riconversione aziendale per la produzione di DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) è coordinata con la Regione Puglia e la Protezione Civile.