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Esplosivo per il ponte Morandi e acqua contro le polveri

Via libera il 18 giugno da parte della Commissione tecnica territoriale in materia di sostanze esplodenti, operante presso la prefettura di Genova, integrata da esperti del settore, all’utilizzo di esplosivo per la demolizione delle pile 10 e 11 del ponte Morandi, passaggio fondamentale per poter avviare la ricostruzione.

Il progetto di abbattimento delle pile, articolato in tre fasi per la pila 10 ed in quattro fasi per la pila 11, rientra nelle operazioni di demolizione della struttura residua del Ponte Morandi e di rimozione dei detriti, per consentire, con la massima celerità, la costruzione del nuovo viadotto sostitutivo. La Commissione, nell’esprimere parere favorevole, ha fissato puntuali prescrizioni cautelative a tutela della pubblica incolumità.

Non saranno consentite commistioni tra le lavorazioni ordinarie di cantiere e l’attività di caricamento degli esplosivi; quest’ultima potrà avere inizio solo al completamento delle lavorazioni preparatorie alla demolizione. Sgombero di tutte le persone in un raggio non inferiore a 300 metri dalla struttura in demolizione, secondo orari che saranno resi noti dalla Struttura Commissariale. Per tutta la durata delle attività di sparo è previsto il divieto assoluto di sosta e transito all’aperto delle persone per un raggio di ulteriori 100 metri (400 metri dalla struttura in demolizione). Entro tale raggio di 100 metri la popolazione dovrà rimanere in luogo chiuso, lontano da finestre rivolte verso il ponte, che dovranno essere comunque chiuse anche con persiane o tapparelle, oppure allontanarsi per tutta la durata delle operazioni di demolizione. Divieto di sorvolo e traffico autostradale interdetto in tutte le direzioni per il tempo necessario.

Le fasi delle esplosioni

  • Fase 1: per la campata 11 prevede il taglio degli stralli mediante uso di cariche esplosive direzionali, che saranno utilizzate dal IX Reparto “Col Moschin” dell’Esercito.
  • Fase 2: comune ad entrambe le pile, prevede l’elevazione di un muro d’acqua in quota. Attraverso una vasca che copre la lunghezza dell’intera campata, realizzata con i new jersey riciclati dal ponte, l’esplosione di cariche calibrate solleverà l’acqua ad un’altezza di circa 90 metri che, ridiscendendo sotto forma di pioggia intensa prima dell’attivazione della fase 3, contribuirà a  mitigare la diffusione di polveri al suolo.
  • Fase 3: abbattimento delle strutture portanti di entrambe le campate, ossia dei due pilastri che reggono gli stralli, alti circa 82 metri. È previsto l’impiego di cariche esplosive di tipo tradizionale. In meno di mezzo secondo verranno abbattuti gli appoggi e gli impalcati cominceranno a collassare frazionandosi in maniera composta prima dell’impatto al suolo. Per attutire la caduta il terreno sottostante è stato ricoperto di materiale inerte.
  • Fase 4: prevede, già durante l’esecuzione della fase 3, l’innalzamento di muri d’acqua alti circa 40 metri ai lati di entrambe le campate. Tali muri, attivati anch’essi da cariche esplosive, costituiranno un filtro laterale per gran parte delle polveri generate dalla caduta dei manufatti. I sistemi di mitigazione delle polveri opereranno in supporto ai metodi tradizionali.

Sotto le campate saranno posizionate vasche d’acqua supplementari. Per impedire il sollevamento di polveri, il suolo sarà coperto da teli irrorati d’acqua. Tutte le fasi si svolgeranno nell’arco di circa 6 secondi.

Fonte: Ministero dell’Interno