fbpx

Figli di B.: «ad una voce per il teatro». A cura di Carlo Coppola

di Lorena Liberatore

Essere in qualche modo figli di Bene potrebbe mostrarsi come la massima aspirazione di tanti artisti e studiosi; cosa in realtà impossibile, purtroppo, sia perché menti geniali e colte come quella di Carmelo Bene sono rare e non tornano mai identiche a se stesse – in questo Deleuze può darci lezione – sia perché, con ironia, un tempo il nostro Maestro rifiutò ad libitum il ruolo di padre, preferendo dichiararsi figlio di se stesso. Ma ad aver, contrariamente alle sue aspettative, accettato il ruolo di figli sono i tanti giovani, ma anche artisti, e studiosi, che a Bene si sono ispirati e si ispirano tuttora, e grazie a lui sono cresciuti, maturati individualmente, culturalmente e artisticamente. Molti hanno principiato la propria attività a partire proprio da Bene, come fa una nave che si discosta dal porto per intraprendere un proprio cammino e cercare una propria identità, ma carica di rifornimenti del luogo d’appartenenza.

Figli di B.: «ad una voce per il teatro», a cura di Carlo Coppola, edito dalla casa editrice FaLvision (2013), è un’antologia di testi teatrali, sceneggiature cinematografiche, e testi musicali d’ispirazione beniana; si tratta del primo volume della collana Palcoscenico e il secondo testo, per la stessa casa editrice, nel quale Carlo Coppola si è occupato di Carmelo Bene. Infatti non dobbiamo dimenticare Per un Itinerario Metafisico nel Salento di Carmelo Bene, introduzione a Il Salento metafisico di Carmelo Bene, più volte presentato da me e Carlo in territori pugliesi e non solo.

Il volume contiene otto opere, come già detto d’ispirazione beniana, introdotte da brevi premesse biografiche sugli autori (Roberto Latini, Mariano Dammacco, Vincenza Di Vita, Carlotta Vitale, Giuseppe de Trizio, Pierluigi Ferrandini, Carlo Coppola), e un contributo di Antonella Gaeta – un’appendice sulle “interviste impossibili”. L’introduzione generale del libro e le premesse biografiche sono scritte da Carlo Coppola con sintesi e semplicità, svelando da subito al lettore dove sono riposti i legami con Carmelo Bene e in cosa gli autori dei testi sono stati da lui ispirati. Si tratta di uno svelamento della parola scritta che permette anche al lettore meno preparato di accostarsi a Bene e alle sue reinterpretazioni in chiave moderna.

L’organizzazione interna prevede le sezioni Teatro, Musica e Cinema. In quest’ultima è presente una sceneggiatura dello stesso Coppola, Una passeggiata, ambientata a Bari, sul lungomare, e che vede come protagonista Aldo Moro, la cui vita per un periodo si è intrecciata con quella di Bene, che, infatti, menzionò in un’intervista come sua madre e sua zia, Amelia e Raffaella Secolo, fossero di Maglie e fossero state compagne di giochi di Moro. Alla luce di ciò, come già esposto nell’introduzione a Il Salento metafisico di Carmelo Bene, salta in primo piano la salentinità di questi due uomini, come valore estetico, e come espediente interpretativo della realtà.

Le opere confluite in questa antologia sono varie e con caratteristiche uniche ed eterogenee; le prime due sono di Roberto Latini, si tratta di Buio Re – da EDIPO a EDIPO in radiovisione, particolare versione dell’Edipo letto alla luce dell’Ubu Re e NooSfera Lucignolo, riscrittura del Pinocchio. Gli altri testi proposti sono: Desa, L’asino che vola di Mariano Dammacco, sulla vita di San Giuseppe Desa da Copertino, Venerabile Invenerabilità, Pornografia in Aborto di Vincenza Di Vita, pastiche che prende spunto proprio dalla poetica beniana e in particolare da ‘l mal de’ fiori, Illetterato et idiota che legge nel futuro trapassato e vola di Carlotta Vitale, riscrittura e riassemblaggio dei passi di Carmelo Bene in cui è protagonista Giuseppe Desa, Bellavia spartito di Giuseppe de Trizio composto per il gruppo I Radicanto di cui De Trizio e leader e fondatore, Oroverde, sceneggiatura cinematografica ambientata nel 1935, durante la Rivolta di Tricase, quando le tabacchine del paese si opposero alla chiusura del consorzio agrario locale, infine a chiudere l’antologia è Una passeggiata, di cui si è già parlato.

Seguendo l’insegnamento di Deleuze, nulla torna identico a se stesso, ma si rigenera, e nel cambiamento sta insita l’essenza stessa dell’evoluzione, complice un automatico processo sottrattivo. Così potremmo dire che all’interno dei testi di questi giovani autori si affacciano scritture e riscritture nuove, generate da una beniana “panspermia senza copula”, come lo stesso Carlo Coppola ha affermato; e in queste stesse opere qualcosa della loro origine permane e affiora: gli aspetti salienti più importanti di Bene, come la cultura salentina, o la ricerca dell’Assoluto.

Inutile dire che nessuno potrà mai elevarsi a erede artistico o intellettuale di C.B. (come amava essere chiamato), ma sicuramente potremo affermare con certezza e a voce alta che Bene è stato un genio e un vero magister, degno di pervertire gli adepti più umili e sensibili alla sua eterogenia intellettuale. Gli altri si arrenderanno all’impossibilità di comprendere o si limiteranno ad imitare i suoi gesti, a balbettare le sue affermazioni, a rincorrere (inutilmente) le sue sagaci deduzioni. E alla fine si arrenderanno anche all’inevitabilità di appartenere a uno sterile popolo di zombi. Le menti fertili alla sua genialità invece (come quelle degli autori di questa antologia), degne d’essere definite beniane, prese le mosse dal Maestro prenderanno il largo per nuove visioni estatiche, chiaramente in tutto diverse da quelle di Carmelo Bene, ma personali e degne d’attenzione.

In ultima analisi, ognuno degli autori di Figli di B. mette in luce una diversa idea o visione personale di Carmelo, il tutto armoniosamente unito nel volume in un grande unicum, nel quale collante primario è il voler dare una testimonianza d’affetto, per Bene e “per coloro che gli sopravvivono”.