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Fondazione Albenzio-Patrino: la solidarietà intergenerazionale per riconoscere la propria appartenenza alla storia e ad una comunità

di Vito Surico

la professoressa Antonietta Patrino, fondatrice e vicepresidente della "Fondazione Albenzio-Patrino" (foto di Annarita Mastroserio)
la professoressa Antonietta Patrino, fondatrice e vicepresidente della “Fondazione Albenzio-Patrino” (foto di Annarita Mastroserio)

«Un importante tassello nel mosaico della cultura cassanese», con queste parole il sindaco di Cassano delle Murge, Maria Pia Di Medio, ha salutato la nascita della “Fondazione Albenzio-Patrino di Cultura e Cooperazione Europea”, creata dalla professoressa Antonietta Patrino e dal marito, notaio Giuseppe Albenzio, e inaugurata ieri, sabato 5 ottobre con il seminario “La storia siamo noi: madri e figlie, padri e figli” presso il liceo “Leonardo-Platone”. Una istituzione, la Fondazione, nata da «un’idea intelligente e preziosa», ha aggiunto il presidente della BCC di Cassano delle Murge e Tolve, Paolo Piscazzi, sottolineando come una banca cooperativa sia il «partner naturale di questa Fondazione, poiché la banca ha le risorse economiche, mentre la Fondazione ha il tempo e le risorse umane, ma entrambe hanno un fine comune: l’arricchimento culturale e sociale della comunità».

Parola, dunque, alla fondatrice Antonietta Patrino, che ha subito spiegato come «la Fondazione ci è sembrata una cosa buona per la comunità», rimarcando il grande impegno con l’Università della Terza Età (fondata dodici anni fa dalla stessa Patrino), un’esperienza che nel corso degli anni ha dimostrato che con una guida autorevole e con capacità di gestione e passione per lo studio sia possibile far crescere un paese. La Fondazione, ha spiegato la prof.ssa Patrino, si propone come soggetto sussidiario per la declinazione operativa delle politiche di solidarietà intergenerazionale puntando sulla cultura, sulla cura dei luoghi d’arte e delle biblioteche, sulla sensibilizzazione per la tutela dell’ambiente, sullo studio e sull’innovazione sociale, sulla cooperazione internazionale, sulla generazione e sperimentazione sul piano locale di nuovi paradigmi di sviluppo sostenibile, sostenendo, aderendo così la paradigma del “villaggio globale” di Marshal McLuhan: «pensa globalmente, agisci localmente». Da questo concetto, è partito anche il presidente della neonata Fondazione Albenzio-Patrino, il dott. Francesco Giustino, ribadendo l’importanza della solidarietà intergenerazionale ed entrando, così nel vivo del seminario organizzato in occasione della presentazione alla cittadinanza cassanese della Fondazione: «secondo l’Unione Europea», ha detto Giustino, «serve un nuovo equilibrio intergenerazionale che porti alla consapevolezza dei popoli. Riconoscere in un anziano di paese», ha concluso, «un eroe (come il caso del sopravvissuto cassanese all’eccidio di Cefalonia) è il primo passo per riconoscere la propria appartenenza alla storia e ad una comunità».

il dott. Francesco Giustino, presidente della "Fondazione Albenzio-Patrino" (foto di Annarita Mastroserio)
il dott. Francesco Giustino, presidente della “Fondazione Albenzio-Patrino” (foto di Annarita Mastroserio)

Giustino, con il supporto del giornalista di Rai Storia Enrico Salvatori (moderatore della serata), ha letto i saluti e gli auguri alla nuova fondazione delle istituzioni: dall’Unione Europea al Consiglio d’Europa, dall’UNESCO alle fondazioni dedicate a Sandro Pertini, Luigi Einaudi e Laterza, a quello del cardinale Montezemolo.

Spazio dunque agli interventi dei relatori, dopo il saluto della ‘padrona di casa’, la nuova preside del “Leonardo-Platone”, Daniela Caponio. Il seminario “La storia siamo noi: madri e figlie, padri e figli” è iniziato proprio con la testimonianza di Leonardo Massaro, portata da Vincenzo Sardone (ricercatore storico dell’Istituto Parri di Bologna). La storia di Massaro, già raccontata dalla Rai regionale, dal cassanese prof. Antonio Giordano e da Vito Oronzo Pastore (nel libro “Il massacro della divisione Acqui” che verrà presentato a Cassano in occasione del 4 novembre), è una storia di coraggio e resistenza: arrivato a Cefalonia alla fine dell’agosto del ’43, all’età di 21 anni, viene colto alla sprovvista, insieme a tutti i soldati italiani presenti sull’isola, dall’armistizio dell’8 settembre. Ai soldati italiani fu intimato di consegnare le armi ai tedeschi e, al rifiuto di cedere, partì una vera e propria guerra che causò centinaia e centinaia di morti tra le file degli italiani: Massaro si salvò poiché si finse morto dopo la fucilazione e, di lì, iniziarono le sue “peripezie” per tornare a casa.

Una vicenda, quella di Leonardo Massaro, che in quei tremendi giorni ha riguardato milioni di italiani e di pugliesi, ha spiegato il prof. Vito Antonio Leuzzi, chiarendo come lì a Cefalonia, ma non solo, furono commessi dei veri e propri crimini di guerra da un esercito regolare (quello tedesco) e come gli italiani, dopo l’armistizio, venissero deportati nei campi di lavoro tedeschi o deliberatamente fucilati.

Quello che realmente accadde a Cefalonia, lo ha spiegato il comandante dei Carabinieri della Legione Puglia, Claudio Vincelli: il ruolo dei Carabinieri, il sacrificio e l’orgoglio dei soldati italiani che, seppur in numero maggiore rispetto ai tedeschi, furono annientati poiché questi ultimi disponevano di copertura aerea. Ma nessuno cedette, gli italiani non consegnarono le armi, dimostrando uno «spirito di resistenza che ha sempre caratterizzato i Corpi italiani, come dimostrano le azioni che oggi, i Carabinieri, continuano a fare per la sicurezza della popolazione».

un momento del seminario "La storia siamo noi" (foto di Annarita Mastroserio)
un momento del seminario “La storia siamo noi” (foto di Annarita Mastroserio)

Dopo il saluto del viceprefetto di Bari, Nicola Covella, le conclusioni del seminario sono state affidate al rettore dell’Università di Bari, Corrado Petrocelli che ha parlato della serata e dell’inaugurazione della Fondazione Albenzio-Patrino, come di un «momento essenziale in cui centinaia di persone sono in questo auditorium a dimostrazione del fatto che in questo Paese, in un paesino della provincia di Bari, stanno ascoltando relazioni sulla storia, ci stanno riflettendo. Questo perché esiste un’Italia diversa da quella che ci rappresentano quotidianamente». Sui fatti del settembre ’43, Petrocelli ha posto l’accento sul fatto che l’8 settembre è una data simbolo della storia del nostro Paese: «sbaglia chi parla di catastrofe nazionale (De Felice) o di “morte della Patria” (Galli Della Loggia)». Passando alla Fondazione, poi, Petrocelli ha sottolineato come, nonostante il mondo sia cambiato, in realtà i rapporti tra giovani e anziani siano ancora un perno dell’attuale società: se fino agli anni ’60, erano i nipoti che, laureatisi con enormi sacrifici e trovato un lavoro, sostenevano i nonni donando loro il primo stipendio, oggi i giovani che si laureano e un lavoro non lo trovano più hanno bisogno del sostegno dei nonni per poter condurre una vita dignitosa.

Nel corso della serata, infine, il jazzista cassanese Gaetano Partipilo si è esibito sulle note di una melodia dedicata ai fatti di Cefalonia ed è stata presentata al pubblico una scultura del maestro Angelo Cortese, perché rimanga un ricordo concreto di questo primo seminario, un primo concreto gesto della “Fondazione Albenzio-Patrino di Cultura e Cooperazione Europea” affinché i giovani non dimentichino e resti vivo il ricordo di chi si è sacrificato per noi tutti.