di Anita Malagrinò Mustica

è partita dal Convento “Fragmenta”, la passeggiata patrimoniale sulle tracce del Rinascimento a Cassano (foto di Anita Malagrinò Mustica)

Il 22 settembre 2018, un cospicuo gruppo di amanti dell’arte e della bellezza, alle ore 17:00, si è riunito presso il Convento di Santa Maria degli Angeli, per assistere alle interessanti disquisizioni delle storiche dell’arte Laura Egidia Laterza e Giulia Perrino.

L’iniziativa, al suo secondo appuntamento, prende il nome di “FRAGMENTA” PASSEGGIATA PATRIMONIALE SULLE TRACCE DEL RINASCIMENTO A CASSANO DELLE MURGE e, in occasione delle Giornate europee del Patrimonio 2018, si inserisce nel progetto Passeggiate patrimoniali “Il territorio si racconta”, ideato nel 2017 da Maria Simone per il Club per l’UNESCO di Cassano delle Murge. L’evento è stato supportato, inoltre, dal Parco Nazionale dell’Alta Murgia, dal Rotary Club Acquaviva delle Fonti-Gioia del Colle e dall’Università della Terza età di Gioia del Colle.

Fragmenta” spiega Maria Simone, presidente emerita del Club per l’UNESCO di Cassano delle Murge, «non è solo una pista di ricerca intrigante, è molto di più: un viaggio di riscoperta identitaria. Una passeggiata patrimoniale, come stabilito dal Consiglio d’Europa (Faro FREE Application Heritage Walk), è un’azione comunitaria per promuovere la consapevolezza del patrimonio culturale tra i cittadini, un’occasione di formazione della cittadinanza attiva e del diritto al patrimonio; in quest’esperienza i partecipanti possono arricchire la propria conoscenza e capacità di interpretare le dinamiche storiche, artistiche, sociali e culturali della città o dei luoghi visitati. La passeggiata proposta intende esplorare le tracce frammentarie del patrimonio artistico rinascimentale ancora presenti a Cassano. Il percorso, di circa 2,5 km, offre un’occasione sostenibile di conoscenza del territorio e di fruizione di alcune significative opere d’arte cinquecentesche che ci suggeriscono le radici della religiosità del popolo cassanese, ma anche l’idea di una certa vivacità culturale sostenuta dalle scelte estetiche dei committenti laici o ecclesiastici quali principali finanziatori di importanti manufatti».

il presepe di Paolo da Cassano presso il Santuario Santa Maria degli Angeli (foto di Anita Malagrinò Mustica)

Le storiche dell’arte Laura Egidia Laterza e Giulia Perrino, poi, spiegano come associare a Cassano l’idea di un Rinascimento sia un’operazione ardita, ma possibile e necessaria. Infatti, ai documenti, quelli che riferiscono della donazione del feudo di Cassano da parte di re Ferrante a Giulio Antonio Acquaviva, avvenuta nel 1468, si possono aggiungere pochi ma significativi resti monumentali e artistici, realizzati in quel periodo e giunti, miracolosamente, fino a noi. Tra questi, ritroviamo il presepe di Paolo da Cassano, commissionato dai Minori Osservanti per la chiesa conventuale di Santa Maria degli Angeli, dove tutt’oggi può essere ammirato. Il pregevole presepe in pietra policroma è databile tra il 1525 e il 1530 e rientra in un nutrito gruppo di presepi diffusi in Puglia a partire dal primo Cinquecento sul modello di esemplari napoletani e abruzzesi. «L’impianto prevede una scenografica grotta realizzata in pietre naturali su cui si snodano le scene con la Cavalcata dei Re Magi e con l’Annuncio ai pastori nonché figuranti, angeli musici e reggicartiglio. All’interno, sospesa in un intimo raccoglimento, si dispone la Sacra Famiglia, con le figure a grandezza naturale» spiega Giulia Perrino.

il rilievo custodito presso la chiesa della Madonna delle Grazie (foto di Anita Malagrinò Mustica)

Dopo l’osservazione ravvicinata del presepe, attribuito, in un primo momento, a Stefano da Putignano, si è passati alla visita presso la Parrocchia della Madonna delle Grazie, che conserva un’immagine a rilievo policromo con tracce di dorature, giunta come dono devoto della famiglia Guastamacchia. Ad oggi, l’originaria provenienza è sconosciuta e solo labilmente riferibile alla dispersione dell’arredo sacro della Cassano storica. La presenza di ganci metallici sul margine sinistro della cornice lignea suggerisce una duplice ipotesi: o parte di una composizione più grande o pannello ripiegato in epoca imprecisata. «È rappresentata la Vergine secondo il tipo iconografico della Madonna delle Grazie, derivazione della bizantina Galaktotrophousa, ovvero Maria che allatta Gesù Bambino. La Madonna a mezza figura con il capo reclino e lo sguardo sommesso, regge delicatamente con entrambe le mani un rubicondo Gesù Bambino raffigurato con le mani protese ad aggrappare il velo tra le cui pieghe spunta un pudico seno da cui succhia il latte», afferma Laura Egidia Leterza, che, inoltre, si sofferma sull’eleganza formale dell’opera, sostenuta da una attenta ricerca dello spazio. Tentando un’ipotesi di paternità, operazione difficoltosa anche per l’assenza di qualsiasi aggancio storico, le storiche affermano che sia possibile riconoscere la mano di un maestro imbevuto di cultura adriatico-lauranesca, non lontana dai modi di Paolo da Cassano.

Si è poi passati alla descrizione, presso la chiesa matrice, del fonte battesimale in pietra, riconducibile all’età medievale. Esso è formato da una vasca, circondata e illusivamente sostenuta da carnose foglie di fico originate dal collarino inferiore, profilata da una cornice che marca il fregio superiore continuo, dove trova posto una teoria di volti cherubini con le ali spiegate. Il pilastrino di sostegno, di forma troncopiramidale svasata verso il basso, è ingentilito dalla presenza di cartigli terminanti in volute arricciate, forse realizzate nel tentativo di raccordare morbidamente i due blocchi che compongono l’insieme. Sul fronte e sul retro del pilastro figurano un paffuto putto che reca un fiore, scolpito a bassorilievo, e un motivo di esili racemi che si intrecciano dietro una maschera leonina, realizzato a bassissimo aggetto con esiti di squisita finezza. Il motivo fogliaceo della vasca mostra cogenti tangenze con quello presente sul fonte battesimale della chiesa matrice di San Nicola a Mola di Bari, realizzato da un’equipe di artisti dalmati nella metà del XVI secolo.

“Fragmenta”, partito dal Convento Santa Maria degli Angeli, si è chiuso in piazza Moro nella chiesa di San Nicola (foto di Anita Malagrinò Mustica)

L’evento si è concluso, alle ore 19:00, con l’analisi del San Giovanni Battista, statua conservata nella chiesa di San Nicola, dopo essere stata sospinta da un destino erratico. Il Battista, raffigurato nei panni dell’eremita del deserto, appare in piedi a grandezza naturale, forzatamente sbilanciato in avanti e quasi in procinto di incedere. Indossa la corta tunica di vello ed un manto rosso e blu che dalla spalla scende a cingere i fianchi, regge nella mano sinistra il Libro chiuso mentre con la destra impugna l’asta con il cartiglio. Il volto scarno con lo sguardo leggermente abbassato è incorniciato da una ordinata chioma a boccoli e da una folta barba e lunghi baffi. Della scultura colpisce la ricerca del dettaglio e del volume anatomico, evidente soprattutto nel taglio scattante delle gambe. Il pregevole manufatto, per caratteri formali e stilistici, sarebbe accostabile alla ricca produzione scultorea rinascimentale che in Puglia, dalla Capitanata alla Terra d’Otranto, vantava la presenza di prolifiche botteghe e originali autori, in relazione con le più ampie rotte che coinvolgevano l’Italia, i paesi affacciati sull’Adriatico e il Mediterraneo.

Prossimamente, seguiranno percorsi identitari sullo stessa tema, negli altri comuni afferenti al Rotary Club Acquaviva delle Fonti-Gioia del Colle, al fine di ricostruire le trame, anche frammentarie, di tracce del Rinascimento nell’area, nell’ottica “dell’arte del condividere”.

A conclusione dei lavori, si svolgerà un evento finale, un racconto corale per rendere l’idea della ricchezza e della dimensione “diffusa” del Patrimonio culturale italiano: da quello più noto dei grandi musei alle meno conosciute eccellenze che anche Cassano delle Murge, Acquaviva delle Fonti, Gioia del Colle, Santeramo in Colle e Sammichele di Bari vantano e valorizzano con la creazione e la restituzione al più vasto pubblico di tracce del passato ricreato e rivissuto.

 

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