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Giorno della Memoria, Lionetti: «contro l’orrore occorre ricordare»

giorno della memoriaIl sindaco Vito Lionetti affida alla propria pagina Facebook (e pazienza per quei, forse pochi, cassanesi che su Facebook non ci sono), il messaggio alla cittadinanza in merito al Giorno della Memoria, ricorrenza internazionale celebrata oggi, 27 gennaio, come giornata in commemorazione delle vittime dell’Olocausto.

Il 27 gennaio, ricordiamo, perché in quel giorno, nel 1945, le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concetramento di Auschwitz, luogo simbolo delle atrocità naziste durante la seconda guerra mondiale.

Riportiamo, di seguito, il testo del post scritto dal sindaco Lionetti.

Ho avuto la possibilità di visitare il campo di Sachsenhausen, un campo di concentramento nazista, della località di Oranienburg, 35 chilometri a nord di Berlino.

Fu uno dei più grandi campi di concentramento in Germania, dove circa 30.000 prigionieri morirono per fucilazione, di stenti, di fame, di dissenteria e di polmonite, oltre che di esperimenti medici. Molti furono anche eliminati con i gas di scarico dei camion. A parte gli ebrei, i prigionieri del campo furono soprattutto detenuti politici, persone accusate di comportamenti asociali o deviati come i Rom e gli omosessuali.

Oggi sappiamo tutto di quello che accadeva nei lager nazisti, dell’orrore che vivevano le persone internate. Sappiamo tutto dell’annientamento di ogni parvenza di umanità che in quei luoghi si compiva.

Ma starci in mezzo è a volte un coacervo di emozioni insopportabili: capisci che l’internamento nel lager è stata un’esperienza estrema, una discesa negli abissi dell’umanità.

La semplice organizzazione del campo da il senso della volontà di dominio di un solo uomo onnipotente su altri uomini che devono perdere la loro identità umana. Devono essere annientati come persone.

La privazione dell’identità diventa, con i giorni, progressiva perdita del proprio corpo sino a che le persone non sono state ridotte a fantasmi di ossa barcollanti. A quel punto, quando le guardie constatavano che la capacità lavorativa dei prigionieri era esaurita, venivano condotti nelle camere a gas dove anche la morte non avveniva in maniera indolore, ma era lenta nel patimento dell’asfissia.

Ti chiedi sgomento perché ogni mattina degli esseri umani dovevano stare in piedi al freddo e alle intemperie per ore ed ore per essere contati e ricontati e ancora ricontati per decine di volte, fino allo stremo e alla morte. Perché questa crudeltà. Perché non falciarli più velocemente con una raffica di mitra.

Anche questa violenza ti sembra addirittura più comprensibile e addirittura compassionevole.

Guardi il buio delle baracche e senti su di te la paura e la disperazione senza fine di quegli esseri umani costretti a dormire uno sull’altro in spazi ristrettissimi.

E le fosse della fucilazione con ancora i fori sul muro delle pallottole che avevano attraversato corpi straziando pelle, muscoli e ossa.

E guardi le foto di quei corpi che occupando troppo spazio vengono inceneriti nei forni crematori, fabbricati dalla ditta Topf di Wiesbaden, che dopo la guerra ha continuato a operare, senza nemmeno sentire lo scrupolo di cambiare denominazione sociale.

Poi realizzi che quel lager era posto in mezzo ad una città. Fra case di gente normale. Gli internati vi arrivavano lungo una strada principale magari piena di gente normale, di famiglie intente a vivere la loro vita quotidiana.

Quanti complici, che non hanno ucciso, hanno però permesso che il sistema dell’annientamento funzionasse. Comprendere questi aspetti significa trovare gli elementi per costruire il nostro domani.

E realizzi cos’è la banalità del male e il rischio che tutto questo possa ripetersi.

Come è già successo. La politica dello sterminio nel Novecento non è né cominciata né terminata con Auschwitz: il genocidio degli armeni, le vittime dei gulag, la pulizia di classe dei Khmer rossi in Cambogia e – negli anni Novanta – le pulizie etniche in Jugoslavia e in Ruanda, oltre ai gas di Saddam Hussein contro i curdi, definiti un popolo che non esiste. Alla base di ogni politica di sterminio ci sono sempre: l’assenza di democrazia, la deriva ideologica, nazionalista e razziale innalzata a metro dell’agire politico.

locandina concerto puglia to auschwitzIl primo cittadino, infine, invita l’intera comunità cassanese, questa sera, al concerto del Piccolo Conservatorio presso il liceo “Leonardo-Platone” di Cassano delle Murge. Durante la serata ci sarà un collegamenti, in streaming, con Alessandro Caponio che sarà ad Auschwitz per consegnare un piantina d’ulivo.

Oggi queste emozioni noi le potremo vivere attraverso gli occhi di Alessandro Caponio, che un mese fa ha iniziato un viaggio dalla nostra Puglia fino ad Auschwitz, luogo simbolo della “catastrofe” (traduzione letterale del termine ebraico “Shoah”) non solo per gli ebrei e le tante altre minoranze colpite dalla selvaggia ferocia nazista, ma di tutta l’umanità.

Un viaggio per portare un esile ma tenace alberello di ulivo – simbolo di pace – dinanzi alle porte che si spalancavano sull’inferno, e fondi da destinare all’UNHCR (Agenzia Nazioni Unite per i Rifugiati e Sfollati).

Un viaggio per sottolineare ancora una volta, con forza, che contro l’orrore ci vuole memoria.

Ritroviamoci tutti, allora, al Concerto per il Giorno della Memoria che si terrà stasera al Liceo, e che le note intense e struggenti che suoneranno nell’aria ci portino per un momento in quei luoghi, oggi colmi di un silenzio assordante, e poi più in là, oltre il filo spinato, dove – se continueremo a ricordare, a non dimenticare – c’è la libertà e la speranza di una umanità riconciliata.