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I bambini e l’emergenza sanitaria: i consigli della dott.ssa Loredana Caporusso

la dott.ssa Loredana Caporusso, psicologa e psicoterapeuta esperta in psicologia dell’emergenza e membro della Società Italiana di Psicologia dell Emergenza – sessione Puglia

Dopo aver dato consigli sulla gestione delle emozioni e sullo sviluppo della resilienza, la dott.ssa Loredana Caporusso, psicologa e psicoterapeuta esperta in psicologia dell’emergenza che sta collaborando con il C.O.C. per dare sostegno psicologico a cittadini e operatori che stanno gestendo questa fase emergenziale da ben oltre un mese, torna con alcune riflessioni, suggerimenti e consigli pratici per proteggere e gestire i bambini in questo complesso e insolito scenario emergenziale.

«Si parla sempre troppo poco dei bisogni dei bambini e della difficile gestione della loro quotidianità», afferma la dott.ssa Caporusso: «un bambino – spiega – ha bisogno di spazi interni ed esterni, di condividere e di socializzare. È essenziale non dimenticarsi dei bambini, dei loro sentimenti, delle loro emozioni e delle loro paure, perché come noi stanno affrontando un momento difficilissimo a causa del coronavirus che li ha costretti a casa in quarantena».

È importante, dunque, riflettere sulle possibili conseguenze e le reazioni dei più piccoli in questa fase della loro vita e, soprattutto, fargli sentire la vicinanza di chi gli sta accanto, pur rispettando i loro spazi e le loro esigenze.

Innanzitutto per la dott.ssa Caporusso «è essenziale spiegare ai bambini questo nostro particolare presente senza mentire. Le bugie creano confusione e paura». Ma bisogna, allo stesso tempo, essere in grado di utilizzare le giuste parole che «devono essere adatte all’età del piccolo ed essere rispettose delle diverse fasi evolutive. Parole semplici, immagini, giochi, filmati appropriati possono aiutare i bambini a elaborare la situazione in base alla propria capacità di comprensione perché con vocaboli a volte molto diversi dai nostri anche bambini e adolescenti stanno imparando a dare un senso a questa esperienza».

Fondamentale sono poi l’ascolto, l’accesso alle giuste fonti di informazione, il tempo da dedicare allo studio, ma anche quello per “sguinzagliare” la creatività dedicandosi ad hobby e passioni, senza però influenzarli troppo con emozioni e sentimenti poiché «i piccoli non percepiscono il tempo e il cambiamento così come lo percepiamo noi. Ma vivono semplicemente di riflesso al mondo degli adulti. E non esiste una reazione agli stati di stress universalmente oggettiva e che vada bene per tutti, anche perché ogni famiglia vive la situazione in modo completamente differente».

Cosa fare, dunque, per gestire al meglio una situazione difficile prestando attenzione anche ai più piccoli? «È essenziale imparare a osservare i nostri figli – spiega la dott.ssa Caporusso – monitorandoli e comprendendoli. Le difficoltà emotive possono non sempre essere visibili e saranno proporzionate alle capacità individuali di assorbimento. L’adulto potrebbe decidere di dedicare uno specifico tempo all’informazione e aiutare il bambino a comprendere che stiamo vivendo qualcosa di diverso rispetto al solito. Tuttavia senza addossargli responsabilità e paure, piuttosto sfruttando la sua energia e fantasia per farlo divertire e magari anche distrarsi».

Parlare con i più piccoli è fondamentale, come dimostrargli attenzione e vicinanza, dimostrando anche apertura ed essere disponibili al dialogo e validando le emozioni che provano. Bisogna poi imparare a riconoscere alcuni indicatori: un evento, un suono, qualsiasi cosa che possa mettere il piccolo in allarme. «Niente succede all’improvviso – spiega la dott.ssa Caporusso – bisogna quindi osservate se c’è qualcosa che sta allarmando il vostro bambino. Chiedetevi magari se voi siete agitati e magari il bambino sta reagendo alla vostra agitazione. O se avete discusso di qualcosa con il partner o avete la tv accesa su un notiziario. Cercate di capire cosa può aver agitato il vostro bambino».

Oltre all’aspetto emotivo, c’è poi quello più concreto della gestione del quotidiano: «vi sono innumerevoli attività e giochi da poter fare in casa assieme per aiutare il bambino a non lasciarsi sopraffare da stati di tensione».

Una “caccia al tesoro” per stimolare il sistema visivo pur restando confinati tra le mura domestiche, giochi con gli oggetti che si hanno in casa per sollecitare quello tattile, giocare con odori e profumi che si sentono in casa.

Può rivelarsi importante anche imparare a respirare in modo corretto per regolare le emozioni: «si può fare un elenco di cose positive da lasciar dentro e cose negative da buttar fuori come ad esempio inspiro il sole e butto via la pioggia, inspiro sorrisi e butto via le lacrime». O ancora, si può sfruttare il gioco del mimo per approfondire la sensazione che si ha come se fossimo un bollettino meteorologico: «mi sento sereno, mi sento nuvoloso, mi sento ventoso». Esistono anche giochi che stimolano il movimento: «proviamo a monitorare la sua attivazione, aumentandola o diminuendola all’occorrenza. Se nei nostri bambini notiamo agitazione motoria può essere dovuta al fatto che non possono uscire, andare a giocare nei parchi, non poter muoversi per fare sport. Il bambino ha bisogno di movimento. Potrebbe però verificarsi anche il caso contrario con una sorta di “immobilizzazione”. Per passare da uno stato di iperattivazione a uno stato di attivazione normale si potrebbero organizzare giochi motori scandendo il tempo».

Tuttavia, non bisogna trascurare neanche il bisogno di “isolamento” che ognuno di noi può avere in una situazione di “convivenza forzata”. Bisogno da cui non sono esenti nemmeno i più piccoli ma che può anche trasformarsi in un gioco «ritagliandosi degli ambienti che siano solo propri. O degli orari in cui si possa essere. Si potrebbero utilizzare fogli per simulare delle isole – suggerisce la dott.ssa Caporusso – educando così il bambino a stare vicino ma nel proprio personalissimo spazio senza che nessuno lo possa utilizzare se non autorizzato dal proprietario stesso dell’isola».

Insomma, proprio come gli adulti, seppure con tratti spesso più accentuati, anche «i bambini hanno “caratteristiche caratteriali” positive e negative. Bisogna aiutarli a far emergere quelle positive e assorbire quelle negative. Bisogna insegnare al bambino gli aspetti positivi di ogni realtà e rinforzarli. È necessaria – conclude la dott.ssa Caporusso – una corretta gestione di questa complessa situazione in cui resta ancora un po’ di cammino da fare. A noi spetta il compito di reinterpretare questo tempo rendendolo prezioso ed utile per noi e per i nostri figli attivando risorse e potenziali soprattutto in situazioni di estrema difficoltà. E ricordate che anche dopo la peggiore tempesta o il peggior temporale torna sempre il sereno».