Aurelia Iurilli presente “Il cappellino verde a Cassano d’Autore per Infinito 200” (foto di Lorena Liberatore)

Giovedì 6 dicembre: nuovo appuntamento di “Cassano d’autore per Infinito 200”, l’iniziativa promossa dal comune di Cassano delle Murge in collaborazione con altre realtà culturali del territorio. Si è tenuta alle 19:00, nella Sala Conferenze del Palazzo Miani-Perotti.

Ad introdurre la serata il sentito monologo di Francesca Fiore, che ha mantenuto fino alla fine l’attenzione del pubblico in un inaspettato evento teatrale. In seguito l’autrice ha dialogato con la giornalista Francesca Marsico, raccontandoci di sé.

“Il cappellino verde, ovvero, Melusina, donna dell’immaginario medievale” è un testo teatrale che descrive le passioni e le conseguenze di un amore assoluto, analizzato nelle sue forme più estreme e a loro modo egoiste, quelle che non lasciano spazio al vivere umano, come ai veri sentimenti.

Analisi introspettive degne dei migliori studi di psicanalisi si affastellano in una danza emotiva che svela anche gli aspetti più scomodi dell’animo umano, descritti da una mano raffinata e al contempo, per propria natura, affascinata da figure femminili forti, che sanno cambiare la storia. Figure come, per esempio, Coco Chanel, per la quale nel 2012 Aurelia ha curato uno spettacolo teatrale.

Aurelia Rosa Iurilli è nata a Ruvo di Puglia nel 1941. Con le ultime ondate di emigrazione, nel 1952 si trasferisce in Argentina. Affronta gli studi sino alla laurea in Profesora de Castellano y Literatura. Nel 1984 ritorna definitivamente in Italia e lavora come lettrice all’Istituto Giulio Cesare di Bari, oggi Marco Polo; propone la sezione “Esercitazioni” per la Grammatica di Spagnolo del Prof. Alfonso Falco, dell’Università della stessa città, (Ed. Levante 1988), dove lei intanto svolge attività di lettrice; entrata in pensione, si dedica attivamente all’attività letteraria: compone poesie, racconti, pièce teatrali e un libretto per un’opera lirica, “Giuseppe d’Egitto”, rappresentata nell’agosto 2012 sul sagrato della Basilica Santa Maria del Pozzo di Capurso, con musica del Maestro Palmo Di Venere. Al tema dell’emigrazione ha dedicato pubblicazioni come “Della lingua ammaliatrice ovvero scrittrici argentine nate in Italia” (Laterza 2005).

Di seguito l’intervista.

Com’è andata la presentazione?

Bene, ho voluto sorprendere il pubblico iniziando direttamente con il monologo, niente saluti introduttivi, ma è stata la stessa attrice, Francesca Fiore, ad attirare l’attenzione presentandosi come Melusina, la protagonista del mio libro e testo teatrale. Così è cominciato il suo monologo.
Si tratta di una tecnica che amo molto e consiste nel sorprende il pubblico!

Cosa ti ha spinta a scrivere “Il cappellino verde, ovvero, Melusina, donna dell’immaginario medievale”?

“Il cappellino verde” è un testo uscito qualche anno fa, e già tempo prima avevo iniziato a provarlo, con ottimi risultati, insieme ai ragazzi del CUTAMC, presso l’Ateneo di Bari. Una delle studentesse che collaborò con me oggi lavora attivamente nel cinema, Oriana Celentano. Ricordo che in quell’occasione feci anch’io un piccolo cameo e indossai un cappellino verde, da lì nacque il titolo! [Ride]

Come nasce la tua passione per il teatro?

È una passione che ho da sempre, all’inizio ho frequentato corsi di teatro, ho fatto teatro di strada e alcuni spettacoli, e non ho più smesso. Amo il teatro, perché grazie lui interpreto, penso, simulo una e mille altre personalità. E penso che il teatro fa parte della nostra vita quotidiana, per esempio spesso mi piace girare per i mercati e osservare come si comporta la gente, e poi, Cassano presenta molti angolini che sono delle vere e proprie scenografie, perfette per piccoli happening.

Parlaci del tuo amore per l’Argentina.

Quando io e la mia famiglia ci siamo trasferiti in Argentina io ero ancora una bambina, avevo dieci anni, per questo posso dire di considerare lo spagnolo come lingua madre, in seguito sono diventata professoressa di spagnolo. Ho vissuto lì per anni, a tal punto che quando sono tornata in Italia ho dovuto ristudiare l’italiano. Naturalmente, entrambe le culture, quella italiana per quella spagnola, sono confluite nei miei lavori, nei testi, quindi nel mio immaginario.

 

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