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“Il silenzio della donna ne uccide la dignità”: il dibattito sul tema “Violenza di genere” presso il Liceo scientifico Leonardo da Vinci

di Annarita Mastroserio

l'incontro-dibattito sul tema "Violenza di genere" al "Leonardo-Platone" (foto di Annarita Mastroserio)
l’incontro-dibattito sul tema “Violenza di genere” al “Leonardo-Platone” (foto di Annarita Mastroserio)

A meno di una settimana dall’ultimo incontro organizzato dall’associazione No More Difesa Donna presso la sala consiliare (in occasione della giornata contro la violenza assistita) ieri, mercoledì 25 novembre un nuovo incontro presso l’auditorium del Liceo scientifico “Leonardo da Vinci”, in occasione della Giornata della Lotta alla Violenza di genere. L’iniziativa dei rappresentanti degli studenti, e condivisa dalla Dirigente dell’Istituto, Daniela Caponio, ha trovato terreno fertile nell’associazione cassanese che si occupa nel nostro territorio di aiutare donne in difficoltà.

L’incontro-dibattito sul tema “Violenza di genere” ha visto l’intervento della Presidente dell’associazione, Raffaella Casamassima, che dopo i saluti di rito del sindaco Vito Lionetti, ha lasciato la parola alla coordinatrice del Centro Primo Ascolto gestito dalla stessa associazione, Annalisa Lattarulo che ha condotto con delicatezza i numerosi ragazzi presenti all’incontro nella realtà della violenza di genere. «Una violenza fatta non solo botte e maltrattamenti fisici, la violenza perpetrata nei confronti delle donne spesso è celata, ed è psicologica quando non esplicitamente sessuale» ha spiegato la Lattarulo chiarendo «spesso non esiste una gestione dei soldi in famiglia realmente condivisa, anche quando la donna lavora i soldi guadagnati vengono comunque controllati dal compagno che le fornisce unicamente quelli per ‘la spesa’, quasi la donna non fosse in grado di gestire altro… anche questa è una forma di violenza!». Dalla violenza a carattere economico, si è passati a discutere di quelle fisiche e sessuali cui spesso la donna reagisce rimanendo in silenzio… ma «il silenzio della donna ne uccide innanzitutto la dignità», ha affermato la coordinatrice che ha sottolineato che la donna prima di denunciare deve essere messa in sicurezza, perché diversamente la sua situazione può anche peggiorare, «non a caso effettuiamo prima le valutazioni di rischio per la donna, e se ci sono bambini» rassicura.

Spesso la violenza nei confronti della donna compare dopo il matrimonio o quando la donna è incinta perché l’uomo è spaventato dal potere di controllo che la compagna ha del suo corpo e del bambino che porta in grembo. Allo stesso tempo la violenza si manifesta in maniera circolare, ovvero: si assiste a periodi ciclici di tranquillità da parte del carnefice che tranquillizzano la donna sulla possibilità che il ‘periodo negativo’ sia passato e che il marito sia cambiato, a questo sopraggiunge un brusco ritorno alla violenza a cui seguirà nuovamente il ritorno alla tranquillità.

All’intervento della coordinatrice del Centro Primo Ascolto, è seguito quello della dottoressa Maria Teresa Narciso, operatrice presso la casa rifugio “Donne libere” che ha spiegato le modalità con le quali le donne vengono a contatto con queste strutture e i requisiti per accedervi.

«Gli obiettivi che cerchiamo di far raggiungere alle donne della casa rifugio sono soprattutto il raggiungimento di una dimensione fisica e psichica equilibrata che consenta loro di ritrovare se stesse» ha spiegato la Narciso «tutte le donne hanno supporto psicologico, legale e sono guidate attraverso un programma di orientamento lavorativo e formativo che consenta loro di uscire dalla casa rifugio in completa autonomia». Spesso però non tutte le donne riescono a completare il processo di riabilitazione perché spesso, complice il senso di colpa per aver lasciato i figli, le donne tornano nella famiglia laddove c’era violenza.

Toccante l’ultimo intervento di Rosamaria Scorese, sorella di Santa Scorese, giovanissima vittima barese della violenza di genere. Rosamaria, che ha già portato la sua testimonianza a Cassano ha raccontato dell’infanzia di Sara, una ragazza solare, estroversa, piena di vita cui la follia di uno squilibrato ha messo fine. «Il reato di questo ragazzo a quei tempi non aveva ancora un nome, ora si chiama stalking» ha affermato con amarezza Rosamaria «Santa ha dovuto frequentare l’università, ogni luogo pubblico in compagnia di qualcuno della famiglia perché non poteva essere lasciata sola…». E poi, quell’unica volta, quella fatale, Santa è rimasta sola e proprio sotto casa, sotto gli occhi di suo padre è stata accoltellata. Ma Rosamaria Scorese non ferma il suo peregrinare e raccontare la storia crudele ma allo stesso tempo esemplare per convincere le donne vittime di violenza a farsi valere, a ribellarsi al proprio carnefice, a cercare una via d’uscita perché… una via d’uscita esiste!