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In piazza Rossani un punto di ascolto per le donne vittime di violenza. L’intervista alla presidente di No More Difesa Donna

di Annarita Mastroserio

no more difesa donna #stopfemminicidioA seguito del comunicato stampa relativo al provvedimento con cui si mette a disposizione una stanza dei locali comunali di piazza Rossani dedicata al primo ascolto delle donne vittime di violenza, abbiamo colto l’occasione per rivolgere all’avv. Raffaella Casamassima, presidente dell’associazione “No More – Difesa Donna”, alcune domande.

Come funzionerà lo sportello di primo ascolto?

Preciso che non si tratta di uno sportello. Diciamo che abbiamo un luogo a nostra disposizione dove effettuare i primi ascolti. Lo sportello è il passo successivo, ma arriveremo anche a quello… Stiamo seminando.

Chi accoglierà ed ascolterà le donne vittime di violenza?

I colloqui di primo ascolto sono effettuati dall’assistente sociale del Centro; Centro che è coordinato dalla Psicologa e psicoterapeuta dott.ssa Annalisa Lattarulo. Tengo a precisare che l’equipe è tutta femminile. Si tratta di professioniste competenti e formate. La metodologia di approccio si basa sulla relazione tra donne. L’assistente sociale raccoglie la storia della violenza. Successivamente si preoccupa di rispondere ai bisogni dell’utenza. L’utente infatti spesso si reca al centro per una consulenza legale o sociale, o per con la richiesta specifica di volere cominciare un percorso di sostegno psicologico che l’accompagni nella fase di fuoriuscita dalla violenza.

Qual è la modalità con la quale le donne vittime di violenza si rivolgono al centro?

Abbiamo un numero attivo h.24. Dall’altra parte della cornetta c’è l’assistente sociale del centro che fissa un appuntamento con l’utente non prima però di aver effettuato alcune domande fondamentali, tra cui “perché chiama” e “ci sono minori?”. Gli accessi sono quasi tutti diretti. Devo dire che l’associazione è ben conosciuta sul territorio.

Avete già avuto delle richieste di aiuto?

Certo. Nel 2014 abbiamo seguito solo due casi. Mentre nel 2015, 7, di cui 5 solo nell’ultimo mese. Senza contare le tante telefonate ricevute che però poi non hanno avuto alcun seguito. Accade infatti, e non è infrequente, che alcune donne vivano in un vero e proprio stato di isolamento, controllate a vista dal maltrattante. In quei casi è davvero impossibile avere un contatto.

Dopo l’ascolto, qual è il passo successivo?

Nella fase successiva, con il suo consenso, inviamo l’utente al centro Antiviolenza in convenzione con il suo comune di residenza o alla Casa Rifugio più vicina nei casi in cui sia necessario un intervento tempestivo che richieda l’allontanamento della vittima dal maltrattante.

Chi, oltre alle donne, può rivolgersi al centro?

Solo donne vittime di violenza con o senza minori. Spesso però riceviamo anche telefonate di persone che sono a conoscenza di casi di violenza e ci chiedono come possono aiutare la vittima.