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Incontro con l’autore: Matteo Cerri presenta “A mente fredda” all’IISS Leonardo da Vinci

Domani, giovedì 13 dicembre, alle ore 15:00, nell’auditorium “Maria Lassandro” dell’IISS Leonardo da Vinci di Cassano delle Murge, Mario Cerri presenta “A mente fredda – L’ibernazione: dal mondo animale all’esplorazione spaziale”.

Secondo degli “Incontri con l’autore” per quest’anno scolastico, l’appuntamento è un’anteprima di CassanoScienza, che si terrà ad aprile presso l’istituto scolastico cassanese e che avrà come tema i “corpi”.

Matteo Cerri è medico chirurgo, dottore di ricerca in neurofisiologia e ricercatore in fisiologia presso il Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie dell’Università di Bologna. È anche un associato all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), socio dell’American Physiological Society (APS) e della Società Italiana di Neuroetica (SINe).

Svolge i suoi studi nell’ambito della fisiologia integrativa e delle neuroscienze del sistema nervoso autonomo ed è anche membro del Topical Team on Hibernation dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

Proprio in questo ambito si sviluppano gli argomenti trattati nel suo libro “A mente fredda”: cosa succede quando il corpo “va in letargo”? «Il consumo energetico è ridotto quasi a zero, il metabolismo rallenta, i neuroni si scollegano, i tumori cessano di crescere».

Orsi, scoiattoli e ghiri sopravvivono così alla stagione invernale ma, si chiede Cerri, «noi ci potremmo ibernare?

Le ricerche degli ultimi 15 anni fanno pensare che sia possibile. I geni necessari a sopravvivere all’ibernazione dovrebbero essere presenti nell’uomo, anche se l’evoluzione ci ha fatto perdere la capacità di attivare questo stato.

La medicina potrebbe trarne grandi benefici: riducendo il bisogno di ossigeno del cervello, avremmo più possibilità di sopravvivere dopo un ictus, un arresto cardiaco o uno shock settico.

Anche le agenzie spaziali ne intravedono i vantaggi. Un equipaggio di astronauti ibernati potrebbe, infatti, raggiungere Marte con meno cibo e acqua, evitando anche alterazioni della psiche legate alla lunga permanenza in un ambiente ristretto. Gli astronauti sarebbero anche protetti dai danni delle radiazioni cosmiche, dall’astenia muscolare e dall’osteoporosi che potrebbero insorgere in condizioni di microgravità».