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“La meglio gioventù di Scampia” a Cassano

di Giulia Masiello

don Aniello Manganiello, accanto al sindaco Lionetti, durante la presentazione del suo libro "La meglio gioventù di Scampia" (foto dalla pagina Facebook "Vito Lionetti sindaco")
don Aniello Manganiello, accanto al sindaco Lionetti, durante la presentazione del suo libro “La meglio gioventù di Scampia” (foto dalla pagina Facebook “Vito Lionetti sindaco”)

«Chi parla di legalità deve dare il buon esempio» in quanto «perché il male trionfi basta che anche la gente per bene non faccia nulla».

Questa è la triste condizione di Scampia, un luogo che non è solo criminalità e degrado, ma è umanità, disponibilità e, soprattutto, rinascita dal buio della malavita.

A raccontarlo e testimoniarlo don Aniello Manganiello, parroco per oltre quindici anni di Scampia e Angelo Romeo, ricercatore e docente universitario di sociologia, entrambi autori del libro “La meglio gioventù di Scampia” edito da Imprimatur/Rizzoli e presentato ieri nella sala conferenze del palazzo Miani-Perotti di Cassano. Presenti all’incontro anche il sindaco di Cassano Vito Lionetti, l’assessore alla cultura Miriam De Grandi, la responsabile della biblioteca di Cassano Maria Livrieri e Fabio Salvatore a moderare.

Con parole piene di pathos, ma sempre sorridente come raffigurato sulla copertina del volume in questione, il padre dall’indole “vulcanica”, come lui stesso si definisce, ha “squarciato”, a detta del moderatore Fabio Salvatore, l’animo dei presenti, in un momento quasi di raccoglimento e di riflessione da cui è emersa la denuncia verso «chi gira la testa dall’altra parte», allo Stato che «non ha messo mano a Scampia» e, dunque, a «chi non è in grado di mettersi in gioco senza interessi» e a cui fa più comodo definire questo paese una realtà “irrecuperabile”.

Il libro è una “testimonianza di vita” che raccoglie le storie di giovani e meno giovani che rivendicano una normalità che a Scampia non è dato vivere, in quanto luogo in cui prevale il pregiudizio sulla presunta gestione camorristica di questo territorio, e dove, invece, si intrecciano le vite di ragazzi “preziosi”, come li ha definiti don Aniello, che ha scelto di stare con loro nel cortile e per strada, “alla ricerca delle virtù perdute”, o meglio, nascoste.