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La scuola, «comunità educante presente e viva nel territorio». I dirigenti Lazazzera e Crapis in videoconferenza con il PD

di Vito Surico

Ippolita Lazazzera (dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo “Perotti-Ruffo”) e Claudio Crapis (reggente dell’IISS “Leonardo da Vinci”) ospiti della videoconferenza del PD di Cassano delle Murge dedicata alla scuola

Dopo la sindaca Di Medio e Domenico De Santis, consigliere del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, il Partito Democratico di Cassano delle Murge dedica la terza videoconferenza del ciclo di incontri e approfondimenti sull’emergenza sanitaria, al tema della scuola.

Ospiti, sulla pagina Facebook del PD, la dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo “Perotti-Ruffo”, prof.ssa Ippolita Lazazzera, e il reggente dell’IISS “Leonardo da Vinci”, Claudio Crapis. Ad intervistarli la segretaria del PD cassanese Enza Battista e la referente scuola del circolo Rosanna Di Corato che, nel presentare gli ospiti, ha parlato di una «comunità educante presente e viva nel nostro territorio», anche se costretta alla didattica a distanza che Di Corato ha definito «didattica di vicinanza, perché tutti i docenti sono entrati nelle case dei propri alunni, facendo sentire la propria presenza e riportando nei bambini e nei ragazzi un clima di normalità e serenità».

Di Corato è dunque entrata nel merito della questione, chiedendo ai due dirigenti come sia riuscita la scuola cassanese (di ogni ordine e grado) a raggiungere tutti gli studenti e come abbia affrontato i problemi legati al sostegno, ai disturbi specifici dell’apprendimento e ai bisogni educativi speciali.

«Ci siamo messi subito all’opera per poter arrivare ai bambini e ai ragazzi – ha spiegato la prof.ssa Lazazzera – con uno sforzo straordinario. Qualcuno partiva più avvantaggiato (penso alle classi digitali della Scuola Secondaria di Primo Grado) ma in pochi giorni abbiamo raggiunto tutti gli alunni e abbiamo colto l’opportunità dei fondi ministeriali, a cui si sono aggiunti anche fondi della Regione Puglia per dotare ragazzi e bambini sprovvisti di device, di un tablet che possono utilizzare in comodato d’uso gratuito».

Per Crapis, che ha a che fare con ragazzi un po’ più grandi, c’è qualche difficoltà in più: «in qualche caso – afferma – manca la volontà degli alunni di mettersi in contatto. Ma stiamo cercando di raggiungere tutti anche mettendo a disposizione tablet e pc». Per quanto riguarda il sostegno, Crapis ha spiegato che per nei casi più gravi gli alunni hanno un rapporto “uno a uno” con il docente, ovviamente in videochiamata, mentre nei casi meno gravi, i ragazzi partecipano normalmente alle lezioni usufruendo di schede semplificate dei contenuti.

Con la didattica a distanza, cambia il lavoro dei docenti che, per Lazazzera, vedono aumentare il carico di lavoro «perché c’è da riorganizzare i contenuti e da adattarli ai mezzi. Ma il lavoro aumenta non solo per i docenti: anche i bambini e i ragazzi sono chiamati ad un impegno diverso. Spesso anche le famiglie che devono seguirli durante l’attività didattica». Ma questo, per la dirigente dell’IC “Perotti-Ruffo” è un lavoro necessario poiché «stiamo garantendo il diritto allo studio, che è costituzionalmente garantito».

Di «un aggravio» per docenti e alunni parla anche il prof. Crapis che sottolinea come bisogna «valorizzare le competenze trasversali quali l’autonomia, la partecipazione e la creatività».

Con la didattica a distanza, si perde il contatto fisico e la presenza a lezione. Un “distacco” che, però, non deve diventare anche umano: «ho sottolineato da subito l’importanza della vicinanza – afferma la prof.ssa Lazazzera – si può essere vicini in tanti modi: nella mia scuola c’è il docente che dà il buongiorno, la docente che legge la favola della buonanotte, i bambini si incontrano online e si fanno gli auguri. È vero che siamo oggettivamente lontani, ma in questa distanza stiamo scoprendo nuove modalità per essere vicini».

«Cerchiamo di manifestare vicinanza in tutte le maniere – aggiunge Crapis – ma non possiamo parlare di didattica a distanza come nuovo progetto educativo».

Rosanna Di Corato ha poi posto l’attenzione su un altro problema che può essere acuito da modalità di lezione a distanza: «come si supera la fragilità economico-sociale in quelle realtà che producono terreno fertile per la dispersione scolastica?».

I docenti, assicura la prof.ssa Lazazzera, fanno tutti gli sforzi per raggiungere tutti gli alunni (anche con le “classiche” telefonate) ma «la didattica a distanza può essere iniqua soprattutto dove ci sono studenti non particolarmente seguiti dalle famiglie o in una condizione di fragilità economico-sociale. Proprio come nella didattica “tradizionale”, però, nessuno deve essere lasciato indietro e qualsiasi mezzo va bene».

Con la formazione a distanza, ha aggiunto Crapis, «il contesto familiare viene inglobato nel rapporto con il docente», è per questo che l’obiettivo deve essere quello di «favorire il protagonismo degli studenti» per renderli attivamente partecipi. Crapis torna dunque sul ruolo degli insegnanti, affermando che «quando finalmente le scuole riapriranno, sarà importante ricordare che, insieme a medici e infermieri, i docenti della scuola italiana hanno dato l’esempio di cosa voglia dire essere servitori dello Stato. E per questo vorrei ringraziare i docenti e anche le famiglie per la loro collaborazione».

Ma quando si tornerà a scuola? Quali sono gli scenari futuri, sia per la fine dell’anno scolastico in corso che per il prossimo?

«Ho letto varie ipotesi – ha affermato la prof.ssa Lazazzera – e il Ministero si sta interrogando, condividendo la scelta con la comunità scientifica. Il Decreto Scuola definisce due scenari possibili (il rientro a scuola dopo metà maggio o nessun rientro). Io sono dell’idea che sia improbabile tornare a scuola per quest’anno».

E allora come funziona per la valutazione? «Le scuole – aggiunge – sono chiamate a fare scelte e prendere decisioni senza grossi punti di riferimento. Monitoriamo l’impegno dei ragazzi. Credo che vada considerato il fatto che i ragazzi stiano lavorando in una situazione di emergenza che non è data solo dalla non presenza a scuola, ma anche da oggettiva difficoltà psicologica. Questo devo avere un peso. Noi siamo educatori. Dovremmo dissociarci dalla logica di chi “fa i conti del salumiere”. Dobbiamo cercare la strada migliore per fare una valutazione formativa e tener conto di una difficoltà complessiva dei ragazzi, delle famiglie e della società», conclude la prof.ssa Lazazzera.