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La storia di Anna Alrutz al Liceo per “ricordare”

di Giulia Masiello

la copertina del libro "Le lunghe notti di Anna Alrutz" di Ilva Fabiani, presentato questa mattina al Liceo "Leonardo-Platone"
la copertina del libro “Le lunghe notti di Anna Alrutz” di Ilva Fabiani, presentato questa mattina al Liceo “Leonardo-Platone”

“Le lunghe notti di Anna Alrutz” è il romanzo di Ilva Fabiani presentato questa mattina agli studenti del Liceo “Leonardo-Platone” di Cassano, per commemorare il settantesimo anniversario delle vittime dell’olocausto. Vincitore della terza edizione del concorso “Il mio esordio”, il libro è stato oggetto di attenzione per ripercorrere alcuni dei momenti più drammatici della storia.

L’autrice Ilva Fabiani, nata ad Ascoli Piceno, classe 1970, dopo aver conseguito la laurea in Filosofia con una tesi su Hegel, si è trasferita in Germania, svolgendo lavori di ricerca su diversi autori, fra cui Giordano Bruno, Giorgio Bassani e Beppe Fenoglio. Attualmente è docente di Lingua Italiana all’Università di Gottinga.

La stessa, dopo il saluto della dirigente Daniela Caponio, ha rotto il silenzio dell’auditorium con la lettura dell’incipit del romanzo, dal tono pregnante e sommesso. Punto di partenza questo, per un “viaggio” breve ma intenso alla volta di Anna, giovane infermiera specializzata dal carattere forte e intransigente, basato su principi di ordine e disciplina.

Nonostante l’entità fittizia del personaggio, chiaro è il valore simbolico assunto dallo stesso, poiché inserito in circostanze storiche tanto drammatiche quanto reali.

La non totale onniscienza dell’infermiera-carnefice è volto ad esprimere il terribile senso di inquietudine verso quelle vicende non risolte: ovvero di persone scomparse, di quelle vite rimaste in sospeso senza epilogo alcuno, di cui ad un certo punto non è più dato sapere, condannate all’oblio e a navigare nel limbo e nell’incertezza della loro esistenza.

La prospettiva messa in luce dall’autrice che punta i riflettori sulla figura dell’infermiera-carnefice e, dunque, complice del male, esalta nella conclusione del libro il pentimento, se pur tardivo, che porta a riflettere sulla cecità da parte di Anna, che non è più in grado, acquisita la consapevolezza dei propri atti, di reggere il peso della sua colpa, tanto da condurla al suicidio, su una delle panche dove era solita fermarsi per il pranzo e annegare nei suoi pensieri, la stessa panca che ancora oggi guarda gli studenti passare lungo il corridoio dell’ex centro di sterilizzazione forzata.

Ad accompagnare la lettura e il commento dell’opera diverse immagini che riprendono quelli che all’epoca erano luoghi dell’orrore, strutture in cui era arbitrariamente e abusivamente praticata la sterilizzazione, oggi divenuti centri di studio regolarmente frequentati da giovani studenti.

Corridoi, rampe di scale, finestre contribuiscono a ridisegnare nel dettaglio gli orrori perpetrati dal nazionalsocialismo.

Tutti questi luoghi attualmente si rivestono del medesimo rigore in termini di memoria: le targhe collocate all’entrata o sul terreno leggermente inclinate rivolgono oggi un inchino alle vittime di allora.

L’occhio attento dell’autrice alle prese per tre anni con archivi pubblici e privati, ha fatto emergere con acume pratiche di crudeltà inimmaginabili, che hanno messo a dura prova la forza d’animo della stessa durante il suo lavoro di ricerca e stesura. E proprio da questo lungo lavoro lei stessa si chiede: «come tutto questo può essere accaduto in un paese con certi livelli di sviluppo e, soprattutto, come oggi ognuno si sarebbe comportato trovandosi in circostanze analoghe a quelle di Anna?».

Una domanda che a distanza di settant’anni non trova risposta, nonostante le testimonianze e gli elementi che la storia ha restituito, per i quali non resta che continuare a coltivare la memoria collettiva.

E infatti la docente dell’università di Gottinga è convinta proprio di questo, ovvero: «se riusciamo a commuoverci ancora per le vittime dell’olocausto, ad instaurare un legame empatico con quanto accaduto, significa che la nostra anima gode di quella buona salute necessaria ad impedire che tutto questo possa nuovamente accadere».