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La Violenza Ostetrica, terzo appuntamento organizzato da No More – Difesa Donna

di Lorena Liberatore

(foto per gentile concessione di Raffaella Casamassima)

Si è tenuta ieri sera giovedì 16 novembre alle ore 19.00, presso la Sala del Palazzo “Miani-Perotti” la conferenza La Violenza Ostetrica. Terzo appuntamento del ricco calendario di eventi di No More – Difesa Donna in occasione della ricorrenza del 25 novembre. Ospiti di questa serata la Dott.ssa Caterina Casalino – ostetrica-, la Dott.ssa Angela Giustino – psicologa dell’Ass. No More Difesa Donna-, e la Dott.ssa Alessia Petruzzellis – pedagogista dell’Ass. No More Difesa Donna. A moderare l’incontro la vicepresidente di No More – Difesa Donna, Carmen Palumbo.

Come nasce la violenza ostetrica e come la si riconosce? Molte sono le donne non consapevoli di averla subita o di subirla. Si tratta di un delicato argomento che presenta riscontri a livello mondiale, eppure in Italia è ancora poco conosciuto. Infatti ieri Cassano ha avuto il privilegio di essere tra i primi paesi in Puglia a parlarne pubblicamente.

È importantissimo, ha spiegato la Dott.ssa Casalino, rispettare il naturale decorso del parto, “un’onda” che tutti dovrebbero imparare ad assecondare. In questa prospettiva l’equipe di medici è soltanto coadiuvante a quello che la natura ha già predisposto. E perché ciò accada è determinante anche la tranquillità della paziente, il non sottoporla a inutile stress (come può essere il passare da una sala all’altra). La violenza ostetrica nasce a Portorico, in Argentina, con una legge sul Parto Umanizzato che ha come sottotitolo, appunto, “La Violenza Ostetrica”, legge in contemporanea seguita da studi internazionali, e concentratisi in particolar modo su un aspetto: la difesa strutturale di tale violenza.

Per la Legge venezuelana la violenza ostetrica è “appropriazione del corpo e dei processi riproduttivi della donna da parte del personale sanitario”, che, di conseguenza, esprime un comportamento disumano. L’abuso, infatti, può manifestarsi anche nella medicalizzazione.
Nel ‘900 l’ospedalizzazione della gravidanza e del parto (dal 1933 le ostetriche non posso più fare libera professione nel territorio), ha determinato un percorso non più basato sul concetto di fiducia ma paradossalmente di “pericolo”, poiché incentrato sull’interferenza, non sempre giustificata, dell’uomo. L’intero processo viene così “controllato”, togliendo potere e volontà alla donna, e la possibilità di decidere liberamente del proprio corpo, della propria sessualità.

La violenza ostetrica “fa sentire le donne inadeguate”, ha specificato. Ma in realtà violenza è anche quella culturale di tutto quell’universo sociale, il quale riempie l’immaginario della donna incinta di false credenze e paure, come quella di un possibile aborto, nel cui caso, sempre per cultura, “la colpa” viene imputata alla donna stessa (non considerando la predisposizione fisica e le normali reazioni di un organismo).

La Dott.ssa Angela Giustino si è poi soffermata sul disturbo da stress postraumatico. Concetto di recente interesse poiché fino a pochi anni fa la “violenza” era intrinsecamente legata all’aggressione diretta, detta “oggettiva”. Oggi il trauma ha una valenza anche “soggettiva”. Si è parlato, quindi, di “trauma della nascita” i cui sintomi sono in primis la dissociazione (meccanismo di difesa che, seppur protegge, dall’altro provoca un riemergere del vissuto traumatico tramite flashback, e altre reazioni psicologiche deleterie), reazione fisiologica sotto forma di iperattivazione relativa (generalizzazione della minaccia, ovvero stimoli innocui vengono percepiti e vissuti con forte allarmismo), senso di colpa, angoscia, derealizzazione del mondo circostante (percepito come estraneo), fino ad arrivare all’evitamento (spesso le donne ricorrono, dopo il primo parto, al cesareo per evitare di rivivere una situazione vissuta come traumatica, oppure decidono di non avere altri figli).

Spesso è la stessa società a lasciare sole queste donne, aspettandosi che superino da sole il loro trauma. Ma quando questo non viene superato, ecco che negli anni persiste una visione negativa dell’esperienza legata al parto, e le vittime diventano del tutto incapaci a sostenere chi si trova, a sua volta, nella stessa situazione.

le relatrici dell’incontro. Da sinistra: Caterina Casalino, Carmen Palumbo, Alessia Petruzzellis e Angela Giustino (foto per gentile concessione di Raffaella Casamassima)

È sicuramente possibile intervenire prima che si manifestino questi sintomi: individuando, per esempio, i soggetti a rischio, formando preventivamente un’equipe medica, e con gli incontri preparto (spiegando quelle che saranno le procedure che verranno adottate ma lasciando la libertà di scegliere). È fondamentale anche dopo il parto un confronto con uno psicoterapeuta.

A chiusura della serata la Dott.ssa Alessia Petruzzellis, ha fatto un interessante excursus sulla non violenza partendo dal pensiero di Aldo Capitini per affrontare il tema del parto e della nascita “non violenti” nella diade madre-figlio la quale, nei primi momenti di vita, è spesso subita come separazione precoce. A tal riguardo è da poco in uso il Lotus birth (nato nel 1974), una modalità di parto nella quale non viene reciso il cordone ombelicale e la placenta e gli altri annessi fetali (membrane coriali, cordone ombelicale) rimangono sempre attaccati al neonato dopo il secondamento, distaccandosi in modo naturale dopo alcuni giorni dal parto.

La donna, per cultura, tende a “delegare” il proprio corpo attraverso un’ottica della “rinuncia”, quindi, tanto più, a subire violenze considerate prassi o norma, ma le cui conseguenze restano radicate e possono mettere a rischio anche lo stesso rapporto tra madre e bambino. A tal riguardo è importantissimo il primo contatto, definito dalla Dott.ssa Petruzellis come “fase d’innamoramento”.

Per il benessere psicologico della neo-madre e il benessere del bambino in rapporto al parto si fa riferimento alle “Raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Tecnologia appropriata per la nascita”, del maggio 1985.

Il quarto appuntamento si terrà oggi, venerdì 17 novembre alle ore 19.00, sempre presso la Sala Conferenza del Palazzo “Miani-Perotti” (via Miani 1 – Cassano delle Murge) con la proiezione sulla Violenza di Genere “Ana e Artemisa”, due epoche, due artiste, la scrittura di un dialogo (interpreti: Iula Marzulli e Yara Marzulli – produzioni Alauda).