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Lavoro e territorio: testimonianze e ricerca di soluzioni a partire ‘dal basso’

di Vito Surico

l'incontro-dibattito "Lavoro e territorio". Da sinistra: Giovanni D'Ambrosio (impiegato Maugeri), Giuseppe Difonzo (operaio Natuzzi), Antonio Miccoli (segretario provinciale FILCAMS CGIL), Vito Lionetti, Gianni Spina, Davide Pignatale e Nicola Azizzi (infermiere Miulli)
l’incontro-dibattito “Lavoro e territorio”. Da sinistra: Giovanni D’Ambrosio (impiegato Maugeri), Giuseppe Difonzo (operaio Natuzzi), Antonio Miccoli (segretario provinciale FILCAMS CGIL), Vito Lionetti, Gianni Spina, Davide Pignatale e Nicola Azizzi (infermiere Miulli)

Tre aziende del nostro territorio in crisi, centinaia di cassanesi che rischiano il posto di lavoro e la ricerca di una soluzione che può partire proprio da noi: questi i principali temi sviscerati nell’incontro-dibattito organizzato dal circolo del Partito Democratico di Cassano delle Murge ieri sera, martedì 25 novembre, nella Sala Consiliare di piazza Rossani.

Protagonisti: i lavoratori.

«Questo è un incontro che si inserisce in un percorso più ampio – ha spiegato il giornalista Gianni Spina nell’introdurre l’argomento – fatto di tappe di ascolto che puntano a riportare la politica, prima ancora che il partito, tra la gente. E partiamo da una questione nevralgica della situazione attuale: il lavoro». Lavoro che, se per molti resta un’utopia, per altri rischia di diventare un ‘dramma’: nel nostro territorio, nello specifico, per i dipendenti dell’ospedale Miulli, della Fondazione Maugeri e della Natuzzi.

Nicola Azizzi, infermiere al Miulli, ha raccontato la storia di un «tradimento: quello di un’azienda per la quale hai lavorato con passione per tanti anni e che poi ti mette con le spalle al muro». Storia di debiti e di concordati tra l’azienda e i creditori. Vittime: i lavoratori. «E quando nell’ambiente del lavoro subentra la “legge economica” – ha affermato Azizzi – contano solo i numeri, non sei più nessuno. E cambia anche la voglia di lavorare. Questo non è bello». Nel mezzo c’è la politica, che cerca di mediare e di ottenere risultati tutelando i lavoratori: «ma la questione Miulli è delicata – ha aggiunto Azizzi – in quanto parliamo di un Ente privato, sul quale poco può fare la Regione che deve, comunque, tutelare prima gli enti pubblici».

E così, i dipendenti del Miulli, sono costretti a rinunciare, in media, a 300 euro in busta paga per venire incontro alle necessità dell’azienda e per cercare di tenersi stretto il posto di lavoro: «nonostante tutto, noi andiamo avanti consapevoli che avrebbero potuto farci più male», ha concluso Nicola Azizzi.

Sempre in campo sanitario, anche la Fondazione Maugeri non se la passa bene. Lo ha spiegato Giovanni D’Ambrosio, che lavora al “Circito” insieme ad altri 160 cassanesi. Negli ultimi tre anni l’azienda ha perso 25 milioni di euro di introiti ai quali bisogna sommare il patteggiamento (16 milioni) per lo scandalo dei fondi neri nei quali è implicato anche l’ex governatore della regione Lombardia. C’è bisogno di far aumentare gli introiti, ma si parte dai tagli. E anche in questo caso, vittime: i lavoratori.

D’Ambrosio ha spiegato come i lavoratori (circa 3500 nei 21 centri in tutta Italia) gravino per circa il 60% sui costi dell’azienda: per questo la Fondazione Maugeri, intende tagliare di 18 milioni di euro il costo del lavoro. Si è reso, dunque, necessario aprire una vertenza: i sindacati sono disposti a sacrifici ma non sopra i 9 milioni. In mattinata si terrà l’ultimo incontro tra azienda e sindacati: in caso di mancato accordo, la decisione sarà unilaterale.

D’Ambrosio ha dunque rivolto un appello agli amministratori locali affinché facciano il possibile per permettere all’azienda di rimodernare la struttura e garantire lavoro ai cassanesi.

Pronta la risposta del sindaco Lionetti, presente all’incontro, che ha spiegato come la proprietà abbia fatto richiesta per l’ampliamento: «la struttura insiste su un territorio particolare e necessita di autorizzazioni che sono arrivate. Giovedì verranno pubblicate e dovremo attendere 60 giorni per eventuali osservazioni. Al termine di questo periodo convocheremo un Consiglio Comunale che dia il via libera alla modifica del Piano Regolatore per far partire i lavori».

Per aiutare concretamente i lavoratori, dunque, l’Amministrazione Comunale intende agevolare gli investimenti delle imprese per far sì che chi spenda soldi per allargarsi sul nostro territorio, vi rimanga. Resta, ovviamente, «il sostegno e la vicinanza ai lavoratori in un momento in cui questa emorragia di lavoro è diventata una vera e propria emergenza».

Emergenza ‘ordinaria’ è quella della Natuzzi, in crisi ormai da anni e che non vede vie d’uscita ad una «situazione che continua a precipitare». Le difficoltà dei lavoratori del gruppo santermano sono state illustrate dall’operaio Giuseppe Difonzo: «è un dramma per tutto il nostro territorio quello di un’azienda che gli ha sì dato tanto, ma ha anche preso molto, soprattutto dai lavoratori».

Per sommi capi ma in maniera chiara, Difonzo ha parlato di delocalizzazione e reticenza da parte dell’azienda ad accettare gli accordi con i propri dipendenti, molti dei quali si sono visti scadere la Cassa Integrazione lo scorso ottobre e rischiano di vedersela rinnovata tra 6 mesi per le lungaggini burocratiche e per la mancanza di liquidità da parte dell’azienda. A quest’ultimo problema si è cercata una soluzione nelle banche che, sostituendosi di fatto all’INPS, avrebbero dovuto prestare soldi, ovviamente aggiungendoci gli interessi… che avrebbero dovuto pagare i lavoratori. Ma anche qui, come ha aggiunto Rossano Percoco, collega di Difonzo, le difficoltà non mancano.

«Quella della Natuzzi – ha concluso Giuseppe Difonzo – è una vera bomba sociale che potrebbe esplodere sul nostro territorio: c’è qualcuno che sbaglia e a pagare sono sempre i lavoratori».

Quando, invece, a pagare dovrebbe essere «chi i soldi li ha», ha esordito Antonio Miccoli, segretario provinciale FILCAMS CGIL. Miccoli, però, ha cercato una via d’uscita a queste situazioni: «stasera abbiamo la testimonianza di tre crisi che coinvolgono un territorio ricco di elementi di sviluppo diversi da quello classico: dal turismo all’enogastronomia, fino alle possibilità offerte dal Parco dell’Alta Murgia. Le pubbliche amministrazioni devono essere in grado di indirizzare gli investimenti e creare quelle sinergie che consentano ai piccoli di crescere. L’esasperazione dei lavoratori è tangibile – ha concluso Miccoli – ma solo ritrovando quella solidarietà tra lavoratori è possibile creare il lavoro dal basso e modelli partecipativi di sviluppo».

In chiusura l’intervento del locale segretario del PD e assessore al bilancio del Comune di Cassano, Davide Pignatale, che ha portato la propria esperienza di amministratore: «viviamo quotidianamente la questione del lavoro come una ferita aperta sulla pelle di chi viene a chiederci aiuto. E quello che fa più male è la consapevolezza di non poter dare certezze».

Nel giorno in cui alla Camera dei Deputati ‘passa’ il Jobs Act di Renzi, dunque, «noi vogliamo che si torni a parlare di queste cose e ad ascoltare la rabbia dei lavoratori. Il PD – ha spiegato Pignatale – si pone come strumento per portare avanti le loro istanze. Ma cominciamo anche ad avere un occhio di riguardo per il nostro territorio: non facciamo sì che con tre colossi in crisi vada in crisi tutto. Torniamo sul territorio e valorizziamone le bellezze affinché si possa ridare dignità e piena attuazione al lavoro».