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Le proposte di CIA al Ministro dell’Ambiente Costa in visita al Parco Nazionale dell’Alta Murgia

dall’Ufficio Stampa CIA – Agricoltori Italiani Puglia

il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa in visita istituzionale al Parco Nazionale dell’Alta Murgia (foto da comunicato stampa)

Visita istituzionale ieri mattina del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa presso il Parco Nazionale dell’Alta Murgia.

La visita del ministro è stata l’occasione per presentare le azioni di sviluppo sostenibile del territorio previste dal piano dell’ente, contro l’abbandono di rifiuti e il rischio incendi e la creazione di una task force per frenare il moltiplicarsi dei cinghiali che impattano sulla biodiversità e sulle attività agricole, mettendo a rischio l’incolumità dei cittadini.

La visita è stata anche l’occasione per un incontro con il presidente del Parco dell’Alta Murgia Francesco Tarantini, il Ministro ed il presidente della regione Puglia Michele Emiliano per affrontare in maniera decisa il tema della fauna selvatica che impatta sulle attività agricole, sulla biodiversità e sui rischi della pubblica incolumità.

Sono intervenuti la vicepresidente della Cia Levante Lella Piarulli ed il direttore provinciale Giuseppe Creanza.

La vicepresidente ha sottolineato l’esigenza di porre rimedio in maniera decisa alla proliferazione dei cinghiali per i danni che essi provocano soprattutto alle aziende agricole. Inoltre, ha posto all’attenzione del ministro il documento del progetto confederale “Il Paese che vogliamo” circa la modifica della legge 157/92 sulla gestione della fauna selvatica, ribadendo l’esigenza di passare dal concetto di “protezione” con quello di “gestione”; i numeri dei capi da animali selvatici sono in sovrannumero o addirittura e creano danni ambientali ed economici.

Per Cia Levante «occorre ricostituire il Comitato tecnico faunistico venatorio, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. La materia della gestione della fauna selvatica è molto complessa e coinvolge direttamente la qualità dei nostri territori ed il benessere delle comunità locali.

L’attuale legge divide le competenze in due ministeri (ministero dell’agricoltura e ministero dell’ambiente), ma creando nella prassi squilibri e contrapposizioni spesso non risolte.

Le attività di controllo della fauna selvatica non possono essere delegate all’attività venatoria. In particolare, il controllo delle specie in eccesso deve rappresentare un’azione prioritaria nella programmazione faunistica, mettendo in campo tutti gli strumenti preventivi e operativi necessari, anche con strumenti di emergenza e di pronto intervento».

Sempre per Cia Levante, «deve essere rafforzata l’autotutela degli agricoltori. Gli agricoltori, sentito il parere dell’Ispra, sui propri fondi devono poter essere autorizzati ad agire in autotutela, con metodi ecologici, interventi preventivi o anche mediante abbattimento con armi da fuoco, se muniti di licenza di caccia o se convenzionati con il personale ausiliario, adeguatamente preparato operativo sul territorio, in convenzione con le Regioni e le Province Autonome».

Il direttore provinciale Giuseppe Creanza sul tema del risarcimento del danno ha posto l’accento dell’entità del risarcimento che deve essere totale laddove, malgrado le azioni preventive ed i piani di contenimento, le attività agricole, anche connesse, abbiano subito danni da fauna selvatica, i proprietari ed i conduttori dei fondi hanno diritto al risarcimento integrale della perdita effettivamente subita a causa di animali di proprietà dello Stato. Il risarcimento per i danni da fauna selvatica alle produzioni agricole e/o agli allevamenti non può affatto rientrare nell’ambito dei Regolamenti dell’Unione Europea sugli aiuti di Stato, in particolare attualmente si applica il regime “de minimis” come disciplinato dal Regolamento Unione europea numero 1408/2013, e dalle successive modificazioni.