di Lorena Liberatore

in Sala Consiliare la presentazione del libro “Per non dimenticare”

Mercoledì 7 novembre, la Sala Consiliare ha visto la presentazione del libro “Per non dimenticare” di Vito Tatoli, edito dalla Messaggi Edizioni. Lo studio che precede questo volume vede la riscoperta di alcuni combattenti cassanesi caduti, dispersi e reduci della Guerra d’Africa e della prima e seconda Guerra Mondiale; la pubblicazione, infatti, contiene le schede dei guerrieri cassanesi, l’elenco dei decorati al valor militare con le relative motivazioni, e l’elenco dei medagliati e dei Cavalieri di Vittorio Veneto.

A impreziosire il tavolo di confronto per la presentazione di “Per non dimenticare” il Sindaco, Maria Pia Di Medio, il Ten Col. Donato Marasco, Direttore del Sacrario dei Caduti d’Oltremare di Bari, il capitano Franco Casamassima e i proff. Luca Gallo e Giacomo Cecere.

Ha introdotto la serata il capitano Franco Casamassima, che ha aiutato l’autore nella ricerca delle notizie presso gli Archivi dello Stato e i Servizi Militari, raccontando le difficoltà incontrate nel mettere insieme le testimonianze storiche necessarie per la realizzazione dell’opera: «se ci sono notizie utili per completare ulteriormente questo nostro studio, veniteci a trovare e siamo pronti ad integrarlo quanto prima per renderlo il più possibile completo» è l’appello di Franco Casamassima ai cassanesi. Sentiti i ringraziamenti all’editore Nicola Surico, che ha aiutato nella realizzazione dell’opera attraverso la verifica e la ricerca delle foto: «ha messo il cuore il questo lavoro» ha affermato Franco Casamassima ringraziandolo.

Subito dopo ha preso la parola il prof. Gallo, il quale ha definito il volume «una particolareggiata e minuziosa ricerca di documentazione storica», aggiungendo «l’ha fatto un non cassanese [Vito Tatoli, n.d.r.] e questo conferisce maggiore oggettività a questo lavoro di ricerca», e poi soffermandosi sull’importanza delle storie locali: perché la Storia è fatta anche di quotidianità e di piccole comunità. Come ha evidenziato il professore (il cui nonno, Luca Gallo, a ventisei anni ha offerto il suo contributo al paese, anche lui fra i tanti, all’Unità d’Italia), la maggior parte dei caduti in guerra era gente del sud, molti erano giovanissimi come dice Lorenzo Del Boca in “Il sangue dei terroni”; i superstiti resistettero al dolore, ai disagi, al fango, ai topi, alle ferite delle armi, ma alcuni impazzirono e per le loro malattie non ci furono cure, divennero gli scemi di guerra e furono descritti da Annaclara Valeriano in “Ammalò di testa”, la quale trovò negli archivi del manicomio di Teramo le storie dei ricoverati. «La pace non è assenza della guerra ma una dinamica relazionale continua», ha aggiunto, «non la si costruisce evitando guerre ma quotidianamente nelle relazioni, nella solidarietà, nell’accoglienza, nel dialogo e nell’inclusione, attraverso il lavoro in condizioni dignitose, l’ambiente, la salute, la scuola, l’essere più vigili verso i fenomeni di intolleranza, di pregiudizio e razzismo e di scontro interetnico, che sono ancora causa di guerra e forme di violenza».

Riguardo la tanto sofferta e desiderata Unità d’Italia, espone subito dopo la sua provocatoria perplessità: in un periodo storico dove due regioni italiane, Veneto e Lombardia, hanno votato “sì” ai recenti referendum per avere maggiore autonomia e maggiori poteri dallo Stato Nazionale, e chiedono di regionalizzare circa duecentomila cattedre nell’ambito scuola, che senso hanno avuto tutti quei morti?

Il prof. Cecere ha parlato dell’importanza del ricordare il passato per non ripeterlo: «il passato deve essere ricordato con senso del dovere, perché noi dobbiamo gratitudine a chi a contribuito a costruire questa Italia, ma siamo anche razionalità, una razionalità critica che deve esaminare il passato alla luce di una verifica a suo modo soggettiva». «Ciò che è accaduto non può e non deve più ripetersi», ha aggiunto citando Cuicciardini. A lungo la guerra è stata percepita come il momento della dignità e del coraggio, l’esaltazione dell’uomo durante il fascismo trasformando la guerra in un mestiere; la differenza fra l’espressione francese monument aux morts e quella italiana monumento ai caduti segna una diversa percezione psicologia che in Italia va a edulcorare la brutalità della morte stessa; non a caso, proprio in alcuni monumenti francesi viene raffigurata la madre che piange sul figlio, non il soldato fiero che guarda lontano. Per tutte queste ragioni, la guerra per il professor Cecere è ben rappresentata con il famoso polittico di Otto Dix. E in questo vede l’importanza stessa del volume “Per non dimenticare”, perché l’opera toglie anonimato ai caduti di guerra cassanesi e rende più concreto, in qualche modo vivido, un passato da ricordare affinché non torni.

Tale dissertazione, un invito a porsi sempre domande e ricco del miglior pacifismo di Umberto Saba, ha aperto un interessante dibattito con il Ten Col. Donato Marasco, il quale ha evidenziato come sottolineare l’inutilità della guerra equivale, oggi, anche a far morire nuovamente quei caduti che un tempo hanno fatto una scelta, e l’hanno fatta perché ci credevano o perché era l’unica possibilità, benché le conseguenze di una guerra “sono sempre nefaste”; ha fatto, inoltre, una dissertazione sui monumenti ai caduti e i sacrari (templi laici o complessi architettonici e monumentali progettati e realizzati soprattutto dal regime fascista per accogliere e commemorare le spoglie dei soldati morti in guerra), del significato e del culto del milite ignoto, e di quel buon uso introdotto da Mussolini che volle l’elenco dei caduti per ordine alfabetico e non più per appartenenza a una categoria sociale. In questa maniera le classi più umili non erano poste alla fine e ignorate, ma si trovavano vicino e di pari dignità anche a coloro che avevano titoli nobiliari. «Queste persone non vanno dimenticate, perché la patria le ha chiamate e loro sono partite e hanno combattuto, pochi sono quelli che hanno disertato o sono scappati all’estero, anzi, molti erano volontari provenienti dall’estero», ha aggiunto.

A chiudere l’ampia dissertazione l’autore, presidente dell’associazione di Cassano Marinai d’Italia, il quale ha ringraziato i presenti, ha letto l’articolo 2 dello statuto, il quale recita «tenere vivi l’onore della patria e il senso dell’onore», e ha poi ripercorso le vicende della ricerca, che ha portato alla nascita del volume. Un libro che può aiutare a conoscere meglio la storia e può rendere i più giovani consapevoli di un passato sconosciuto.

 

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