Il 29 novembre la Commissione europea ha pubblicato un comunicato con le nuove proposte su come potrebbe essere la nuova Politica agricola comune (PAC) dell’UE. La proposta include un approccio “su misura” secondo cui gli stati membri devono presentare i propri piani strategici. Ne abbiamo parlato con il deputato polacco del Partito popolare europeo Czesław Siekierski, presidente della Commissione Agricoltura.

Perché c’è bisogno di una riforma della Politica agricola comune?

Non credo che abbiamo bisogno di una riforma completa della PAC, ma abbiamo bisogno di correzioni e ammodernamenti. L’agricoltura, per sua natura, richiede un approccio evolutivo, non rivoluzionario, perché niente in questo settore cambia da un giorno all’altro e il rendimento del capitale si fa su un periodo molto lungo. C’è bisogno di rinforzare la capacità di rispondere prontamente alle nuove sfide, adattarsi a un mondo che cambia rapidamente ad esempio nel caso di accordi commerciali, digitalizzazione o nuove tecnologie.

La Commissione europea propone di passare da un piano omogeneo a un approccio “su misura” per affrontare le realtà locali e i contesti reali in cui si trovano gli agricoltori. Cosa ne pensa?

È un buon approccio, perché finora non abbiamo parlato preso sufficientemente in considerazione quando sia diversificata l’agricoltura in Europa. La diversità deriva dalle differenze climatiche, da fattori storici e anche politici. La nostra agricoltura nel nord è molto diversa da quella dell’Europa del sud. L’agricoltura in Finlandia non è la stessa che in Francia, senza neanche parlare di Malta o dei territori d’oltremare. Il punto è perseguire obiettivi comuni e valori condivisi, ma con strumenti diversi in diversi stati membri. Secondo la proposta, l’UE proporrà degli obiettivi e gli stati membri che meglio conoscono la propria situazione proporranno il modo di raggiungerli coerentemente con le loro capacità.

È una strada difficile. All’inizio sarà difficile per gli stati membri preparare questo piano strategico perché non lo hanno mai fatto. Sarà anche difficile per la Commissione europea analizzare e valutare questi piani. Tuttavia io penso che, con la nostra buona volontà, ci sarà solo da imparare da questo esercizio.

Qualcosa che manca in questa proposta?

I problemi di base dell’agricoltura nell’UE non sono ancora presi sufficientemente in considerazione. Ci sono i salari bassi, ad esempio: circa il 50% dei salari degli altri lavori, la cui metà viene dai fondi europei. Inoltre c’è bisogno dei classici interventi sul mercato per assicurarne la stabilità, come rimuovere le eccedenze per trasformarle in energia o mandarle ai paesi che ne hanno bisogno. C’è il problema del pesante carico di lavoro, di una popolazione che invecchia e dello scarso interesse dei giovani nell’agricoltura. Le infrastrutture tecniche e sociali sono meno sviluppate nelle aree rurali e naturalmente l’agricoltura dipende dalle condizione metereologiche.

La proposta della Commissione migliorerebbe la situazione dell’agricoltura?

Prima dell’annuncio la Commissione europea ha effettuato una consultazione pubblica estesa, con agricoltori, consumatori e organizzazioni non governative, ma siamo ancora all’inizio di questo processo. Discuteremo queste proposte nel prossimo quadro finanziario pluriennale. Non si tratta solo di soldi, anche se anche quelli sono importanti, ma di azioni più estese, perché l’agricoltura è legata a molte politiche: la coesione sociale, il commercio e l’ambiente. Per questo penso che ci debba essere più dialogo.

L’attuale PAC

  • Per il periodo 2014-2020
  • Il settore agricolo è uno dei più grandi dell’UE con 22 milioni di agricoltori e 44 lavoratori di altro tipo
  • Secondo la riforma si passerebbe a un approccio “su misura” in cui i paesi scelgono come arrivare agli obiettivi fissati a livello europeo
  • La proposta, secondo la Commissione, non deve essere vista come un tentativo di “rinazionalizzare” la politica agricola

Fonte: Parlamento europeo