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Razzismo: il cardinale Parolin risponde a “Cercasi un Fine”

Nel luglio scorso, l’associazione “Cercasi un Fine”, fondata e presieduta dal cassanese don Rocco d’Ambrosio, rivolgeva una lettera ai Vescovi italiani per porre l’attenzione sulla dilagante, e purtroppo sempre più attuale, cultura intollerante e razzista.

L’appello ha raccolto, ad oggi, circa 1.160 firme e non ha lasciato indifferenti i destinatari tanto che il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Città del Vaticano, ha risposto a “Cercasi un Fine” in data 17 ottobre 2018: «continuiamo a lavorare animati dal Magistero di Papa Francesco – scrive Parolin – e senza scoraggiarci, per diffondere una cultura dell’uguaglianza».

Fu lo stesso Parolin, nei giorni in cui fu inviata la lettera di “Cercasi un Fine”, a richiamare il tema dell’accoglienza, punto di partenza, per don Rocco D’Ambrosio e i sottoscrittori dell’appello, per pensare che «è possibile essere cristiani e, al tempo stesso, rifiutare o maltrattare gli immigrati, denigrare chi ha meno o chi viene da lontano, sfruttare il loro lavoro ed emarginarli in contesti degradati e degradanti».

Tuttavia, sottolineava “Cercasi un Fine”, restano «ancora poche le voci di Pastori che ricordano profeticamente cosa vuol dire essere fedeli al Signore nel nostro contesto culturale, iniziando dall’inconciliabilità profonda tra razzismo e cristianesimo». La richiesta, dunque, era affinché un intervento della CEI, «chiaro e in sintonia con il magistero di Papa Francesco», potesse «servire a dissipare i dubbi e a chiarire da che parte il cristiano deve essere, sempre e comunque, come il Vangelo ricorda» per non vanificare il «grande sforzo delle nostre Chiese nel soccorrere e assistere gli ultimi, attraverso le varie strutture e opere caritative».

Se, quindi, di interventi concreti la Chiesa ne pone in essere, quello che “Cercasi un Fine” chiedeva era «l’annunciare, con i mezzi di cui disponiamo, che la dignità degli immigrati, dei poveri e degli ultimi per noi è sacrosanta perché con essi il Cristo si identifica e, al tempo stesso, essa è cardine della nostra comunità civile che deve crescere in tutte le forme di “solidarietà politica, economica e sociale”», come recita anche l’articolo 2 della Costituzione della Repubblica Italiana.