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Ritiro con o senza accordo: dibattito parlamentare su Brexit

È ancora possibile raggiungere un accordo prima del ritiro del Regno Unito dall’UE? Gli eurodeputati hanno discusso i problemi e le sfide ancora aperte nei negoziati per la Brexit.

Il Regno Unito dovrebbe lasciare l’Unione europea il 31 ottobre 2019. Un’estensione della scadenza è possibile solo se il Regno Unito la richiede e se tutti i 27 stati la approvano.

I negoziatori hanno trovato un accordo sul testo dell’accordo di ritiro a novembre 2018 ma il testo non è ancora stato ratificato; è stato anzi respinto tre volte dalla Camera dei comuni (il parlamento inglese). Nel 2019 il primo ministro Boris Johnson ha annunciato che avrebbe cercato di ri-negoziare l’accordo.

Il 18 settembre gli eurodeputati hanno discusso la situazione attuale in vista della Brexit e adottato una risoluzione a sostegno della posizione dell’UE. Hanno anche riaffermato che respingeranno qualsiasi accordo che non preveda il meccanismo di salvaguardia per mantenere aperto il confine con l’Irlanda, il cosiddetto backstop.

Durante il dibattito gli eurodeputati hanno sottolineato i rischi di un’uscita senza accordo.

Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker ha dichiarato: “Il rischio di un mancato accordo è reale e alla fine si tratta di una decisione del governo britannico, ma non sarà mai la scelta preferita dell’Unione europea. Ecco perché penso che sia meglio che adesso ci concentriamo su quello che possiamo fare per raggiungere un accordo. Penso che sia auspicabile e possibile”.

Manfred Weber, che presiede il Partito popolare europeo, ha precisato che “al momento non è tanto il Regno Unito che sta lasciando l’UE, ma sono i posti di lavoro e le imprese che stanno lasciando il Regno Unito. Un terzo delle imprese stanno pensando di andarsene. Molti in quest’aula sono scontenti di questo risultato. Devo però anche dire che durante l’ultima campagna elettorale è stato un argomento per gli europei, il fatto che il ritiro sia stupido e che crei molta incertezza. In questo ci avete aiutato”.

Uno dei punti più critici nei negoziati è sicuramente il meccanismo del backstop per assicurare che non ci sia un confine fisico fra Irlanda e Irlanda del Nord. Il negoziatore della Brexit per l’UE, Michel Barnier, ha insistito sul fatto che il backstop sia una soluzione pragmatica a problemi concreti: “Non vogliamo tornare indietro a una frontiera fisica fra la Repubblica irlandese e l’Irlanda del Nord. Vogliamo proteggere l’integrità del mercato unico e vogliamo salvaguardare l’economia di tutta l’isola”.

La presidente dei Socialisti e democratici Iratxe Garcia Perez ha chiesto a Boris Johnson di garantire il diritto acquisito dei cittadini UE che vivono nel Regno Unito: “I cittadini non dovrebbero mai pagare il prezzo degli sbagli compiuti dai propri rappresentanti politici” Garcia Perez ha anche aggiunto che il suo gruppo politico sostiene i cittadini britannici in caso vogliano tornare sulla propria decisione di ritirarsi dall’UE: “il gruppo S&D ha sempre considerato Brexit come un errore storico e siamo pronti a sostenere i cittadini se vogliono revocare quella decisione”.

Il coordinatore della Brexit per il Parlamento europeo, l’eurodeputato Guy Verhofstadt di Renew Europe, ha dichiarato di considerare ancora possibile un accordo ma ha anche criticato il modo in cui il Regno Unito sta trattando i diritti dei cittadini e ha chiesto “una registrazione automatica di tutti i cittadini UE”. Riferendosi alle relazioni future ha detto “questo Parlamento non accetterà mai un accordo in cui il Regno Unito mantiene tutti i vantaggi di un commercio libero, dell’assenza di tariffe doganali ma non si allinea ai nostri standard europei di protezione dell’ambiente, di protezione sociale e dei cittadini”. Verhofstadt ha inoltre aggiunto: “non accetteremo mai una Singapore del Mare del Nord, non succederà mai.”

Philippe Lamberts, in rappresentanza del gruppo dei Verdi ha dichiarato “non abbiamo scelto Brexit ma rispettiamo la scelta della maggioranza degli elettori nel Regno Unito. La migliore dimostrazione di ciò è la nostra buona fede nella discussione dell’accordo che regolerà una separazione di cui ci dispiacciamo molto”.

Il primo britannico a parlare è stato Geoffrey Van Orden dei Conservatori e riformisti, che ha chiesto buona volontà e flessibilità da entrambe le parti. “Il governo britannico vuole un accordo, non un vecchio accordo ma uno che sia accettabile per il suo parlamento e per i suoi cittadini” Ha anche contestato la possibilità di un’estensione della scadenza: “qual è la ragione di un ulteriore ritardo? Alcuni di voi pensano che se le cose si trascinano ancora ci sarà un cambio di governo e forse anche un cambiamento della decisione. Penso che questa sia solo un’illusione”.

Marco Zanni, che ha parlato a nome del gruppo Identità e democrazia, ha detto che le istituzioni europee non dovrebbero dare lezioni di democrazia al parlamento britannico: “passa il principio che le decisioni prese liberamente dai popoli che non piacciono a queste istituzioni debbano essere cambiate”. Secondo Zanni l’UE ha paura di perdere il Regno Unito perché sarebbe una dimostrazione che “forse quest’istituzione ha commesso degli errori”.

Martin Schirdewan, della Sinistra unitaria europea GUE/NGL, ha ricordato che “quando sono arrivato al Parlamento europeo ho sentito un parlamentare pro-Brexit dire che c’era un impero da struggere: l’Unione europea. L’unica cosa che i pro-Brexit sono riusciti a fare è stata gettare il Regno Unito nella più profonda crisi politica da decenni. Una crisi in cui pensionati e lavoratori pagheranno il prezzo più alto. Questa politica non è fatta né nell’interesse dei britannici né in quello degli europei”.

Fonte: Parlamento europeo