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Sabina Guzzanti agli studenti cassanesi: «rendetevi conto di cos’è la mafia, informatevi. La speranza siete voi»

di Vito Surico

la preside del "Leonardo-Platone" introduce e ringrazia gli ospiti. Da sinistra: Savino Percoco, il sindaco Lionetti, Daniela Caponio e Sergio Bongiovanni (foto di Annarita Mastroserio)
la preside del “Leonardo-Platone” introduce e ringrazia gli ospiti. Da sinistra: Savino Percoco, il sindaco Lionetti, Daniela Caponio e Sergio Bongiovanni (foto di Annarita Mastroserio)

“Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”: queste parole di Paolo Borsellino hanno accolto gli studenti del liceo “Leonardo-Platone” nell’auditorium dell’istituto per l’incontro con Salvatore Borsellino, Sabina Guzzanti (entrambi collegati via Skype, l’attrice è stata bloccata dall’influenza) e Giorgio Bongiovanni, tenutosi questa mattina, venerdì 6 febbraio.

L’evento, organizzato dal Movimento delle Agende Rosse “Giuseppe Di Matteo” e dall’Associazione “Falcone e Borsellino” in collaborazione con il comune di Cassano delle Murge, con l’obiettivo di presentare l’ultimo film di Sabina Guzzanti, “La Trattativa”, ma anche per smuovere le coscienze dei più giovani attraverso le testimonianze di Salvatore Borsellino (fratello di Paolo) e di Giorgio Bongiovanni (direttore della testata giornalistica antimafiaduemila.com).

Ai saluti di rito della preside del “Leonardo-Platone”, Daniela Caponio, è seguito l’intervento del sindaco di Cassano delle Murge, Vito Lionetti, che ha posto l’accento sul grande impegno di chi, quotidianamente, anche a rischio della propria vita, lotta contro ogni forma di mafia, definita dal primo cittadino «un sopruso che condiziona la nostra vita». Per questo è importante che i ragazzi apprendano che «la legalità è bene, la mafia è merda», non lasciando, però, che il compito di educare sia ‘limitato’ alla scuola, poiché, ha affermato il sindaco, «l’intera comunità deve educare, formare e dare fiducia ai suoi giovani. A partire dalle istituzioni che devono essere trasparenti». E quindi, l’appello ai ragazzi: «siate liberi, formatevi, sviluppate coscienza critica. Voi siete la speranza per questo Paese».

l'intervento, in collegamento via Skype, di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo (foto di Annarita Mastroserio)
l’intervento, in collegamento via Skype, di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo (foto di Annarita Mastroserio)

Savino Percoco, rappresentante locale del Movimento delle Agende Rosse ha introdotto gli ospiti (dopo aver ricordato l’impegno dell’associazione anche a sostegno del magistrato Nino Di Matteo e del pool Antimafia di Palermo, sfociato in un ordine del giorno approvato dal consiglio comunale) a partire da Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, ucciso nella strage di via D’Amelio, e presidente del Movimento che ha spiegato da dove nasca il nome dello stesso: «l’Agenda Rossa di Paolo rappresenta, per me, la “scatola nera” della Seconda Repubblica. Dall’omicidio di Falcone, mio fratello non se ne separò mai, scriveva tutti lì ed era cosciente che dopo la strage di Capaci, sarebbe toccato a lui poiché egli si opponeva alla “trattativa” e in quell’agenda, che non è mai stata ritrovata, c’erano nomi e fatti che avrebbero potuto far luce su quanto accadeva in Italia in quegli anni». Dopo l’assassinio di Paolo Borsellino, Salvatore ha diffuso il messaggio del fratello spinto da quella speranza che vedeva negli occhi dei suoi interlocutori. Poi, con il tempo, la speranza è diventata indifferenza, e Salvatore ha capito che la strage di via D’Amelio «non è stata una strage di mafia, ma una strage di Stato». Ed è qui che si ritrova l’importanza del film “La Trattativa” che cerca di far luce sul processo riavviato a Palermo nel 2012 e che vede coinvolte personalità rilevanti del mondo della politica e non solo (e che è stato da più parti ostacolato): «attraverso il documentario si parla di fatti che si cerca di occultare in ogni modo ma – ha concluso Salvatore Borsellino – se non si si fa luce su quello che è accaduto in via D’Amelio non vivremo mai in un paese libero».

Sabina Guzzanti e Salvatore Borsellino in collegamento via Skype nell'auditorium del liceo "Leonardo-Platone" (foto di Annarita Mastroserio)
Sabina Guzzanti e Salvatore Borsellino in collegamento via Skype nell’auditorium del liceo “Leonardo-Platone” (foto di Annarita Mastroserio)

“La Trattativa”, ha spiegato Sabina Guzzanti, nasce per far capire al più ampio pubblico possibile di cosa si parli quando si parla di trattativa stato-mafia: prima delle stragi degli anni ’90, in Italia, un paese che è sempre stato corrotto, dove la mafia è sempre stata potente, si respirava comunque un’aria di democrazia, si discuteva sugli avvenimenti anche grazie al contributo di politici ed intellettuali. Dopo quei fatti, però, qualcosa è drasticamente cambiato e, passo dopo passo, si è avuta una limitazione della democrazia. Scrivendo il film, ha confessato la Guzzanti, «ho provato stupore, paura, indignazione, incredulità. Più volte mi sono bloccata ma poi ho pensato che quei fatti erano effettivamente andati così e che così bisognava raccontarli. Nel film un gruppo di lavoratori dello spettacolo, da semplici cittadini, mette a disposizione di tutti quello che sanno fare per rendere fruibile e comprensibile quanto accaduto. La trattativa tra Stato e mafia nasce soprattutto con l’intento di limitare la democrazia: non è vero, come spesso si dice, che la mafia non abbia un’ideologia. Ce l’ha ed è conservatrice, assimilabile a quella dell’estrema destra». Non dobbiamo, dunque, pensare alla mafia come a personaggi con la coppola e la lupara, la mafia è la corruzione, la mafia s’infiltra lì dove vede gli affari (dalla gestione dei fondi per i profughi a quella per la ricostruzione dopo i terremoti, e così via), la mafia è un’organizzazione che mette anche a disposizione una serie di servizi permettendo di bypassare le regole della democrazia: ecco perché sta a noi «occuparci di politica, non solo di antimafia» per estirpare il cancro alla radice.

Sabina Guzzanti e Salvatore Borsellino in collegamento via Skype nell'auditorium del liceo "Leonardo-Platone" (foto di Annarita Mastroserio)
Sabina Guzzanti e Salvatore Borsellino in collegamento via Skype nell’auditorium del liceo “Leonardo-Platone” (foto di Annarita Mastroserio)

Sabina Guzzanti, stuzzicata dalle domande degli alunni del “Leonardo-Platone”, ha anche parlato delle difficoltà nel reperire i fondi per il film. Non ultima, la beffa arrivata dal Ministero per i Beni Culturali che non ha riconosciuto a “La Trattativa” lo status di film di interesse culturale, riservando però il ‘privilegio’ ad uno dei tanti cinepanettoni che a Natale invadono le sale cinematografiche e assopiscono le menti di chi li guarda.

Sabina Guzzanti ha chiuso il suo intervento con un messaggio ai giovani cassanesi: «dovete rendervi conto di cos’è la mafia, rendervi liberi e informati e, soprattutto, non rassegnarvi, perché la rassegnazione è un fatto di comodo: la speranza sta in voi giovani».

L’importante ruolo che ha l’informazione in questi ambiti è stato sottolineato da Sergio Bongiovanni: «quella trattativa che all’epoca avveniva sottotraccia, oggi è davanti agli occhi di tutti, la vediamo tutti i giorni in televisione con il capo del partito fondato insieme a Dell’Utri che tratta con l’attuale capo del Governo per fare le riforme. La trattativa oggi è in diretta!».

Bongiovanni ha poi posto l’attenzione su un altro luogo comune legato alla criminalità organizzata: la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta, la sacra corona unita non sono fenomeni legati a determinati territori, ma sono sparsi in tutta Italia come dimostrano le indagini e gli arresti di cui quotidianamente sentiamo parlare.

La soluzione, quindi, è «fare resistenza per vincere questa battaglia».

Nel pomeriggio, al cinema “Vittoria” è stato proiettato “La Trattativa” di Sabina Guzzanti con la regista che è intervenuta via Skype.

la domanda di uno studente del "Leonardo-Platone" a Sabina Guzzanti e Salvatore Borsellino, in collegamento via Skype (foto di Annarita Mastroserio)
la domanda di uno studente del “Leonardo-Platone” a Sabina Guzzanti e Salvatore Borsellino, in collegamento via Skype (foto di Annarita Mastroserio)