fbpx

“Se perdiamo Schengen, perderemo il progetto Europa”

In cinque stati membri dell’UE dal 2015 sono in vigore i controlli alle frontiere interne a causa di circostanze eccezionali, nonostante il limite attuale previsto sia di massimo due anni. Una proposta, approvata dalla Commissione per le libertà civili il 23 ottobre, cerca di limitare la reintroduzione temporanea dei controlli di frontiera solo come ultima risorsa. Nell’intervista, la responsabile della relazione, la deputata slovena Tanja Fajon, membro dei Socialisti e democratici, fornisce elementi utili per fare il punto sulla situazione.

La sospensione temporanea delle regole Schengen è stata applicata in alcuni paesi europei per oltre tre anni, nonostante il limite di due. Com’è stato possibile?

Sei paesi nell’area Schengen hanno effettuato i controlli dei confini interni per oltre tre anni. Hanno fatto ricorso a delle basi giuridiche per estendere la durata dei controlli in quanto ci sono, direi, alcune zone grigie nella legislazione attuale.

C’è un’evidente ambiguità nelle norme vigenti. Secondo te qual è la parte del codice di frontiere Schengen che più necessita di essere rivista e perché?

Quello che viene detto nella nostra relazione è che abbiamo bisogno di chiarire le condizioni per cui si possono temporaneamente reintrodurre i controlli di frontiera. Abbiamo inoltre bisogno di un rigoroso meccanismo di vigilanza per assicurare che questi controlli vengano effettivamente utilizzati come ultima risorsa.

Quali sono le circostanze che potrebbero giustificare i controlli alle frontiere interne?

Le situazioni straordinarie, come un grande evento sportivo o grandi flussi migratori, com’è già successo anni fa. Al giorno d’oggi, non ci sono minacce serie e imminenti tali da giustificare i controlli alle frontiere interne, contrariamente a quanto affermato da alcuni governi europei.

I 6 paesi dello spazio Schengen – Austria, Germania, Danimarca, Svezia, Norvegia e Francia – che hanno applicato i controlli alle frontiere interne hanno affermato che le estenderanno, è una decisione giustificata?

Questi prolungamenti non sono giustificati e non c’è alcuna prova che dimostri il contrario. In questi ultimi anni, i governi nazionali hanno oltrepassato i limiti delle norme vigenti, estendendo i controlli per i loro scopi politici piuttosto che per un’effettiva necessità.

Quali sono le aree di maggiore disaccordo tra il Consiglio e la Commissione?

L’area di maggiore disaccordo con la Commissione corrisponde alla nostra intenzione di abbassare a un anno il limite massimo di tempo per i controlli alle frontiere interne, possibili solo laddove ci sia solo una minaccia imminente e concessa solo dopo rigorosi controlli. Sappiamo già che il livello di rigidità della vigilanza sarà oggetto di controversia tra i paesi europei.

Stiamo inviando un segnale molto forte che permetterà l’introduzione dei controlli alle frontiere interne solo in caso di reale necessità. Per gli europei Schengen è il più concreto obiettivo di integrazione raggiunto, come la libertà di viaggiare. Se perdiamo Schengen, perderemo il progetto europeo. La situazione attuale danneggia le nostre economie e rende più scomode le nostre vite.

Fonte: Parlamento europeo