di Nicola Surico

il Municipio di Cassano delle Murge (foto d’archivio)

Dopo le vicende dell’ultimo consiglio comunale, corre l’obbligo, alla luce della risposta dell’assessore Giustino sulla vicenda della Tributaria Intercomunale, e sulla scorta della sintesi della nota dell’avv. Petronella, difensore del Comune, tentare di fare il punto della vicenda.

Una vicenda, quella della Tributaria, ben nota ai cassanesi, alle amministrazioni cassanesi ed alle autorità competenti, che se ne sono a più riprese occupate, fino a giungere alla sentenza definitiva a seguito della quale solo tante chiacchiere, acredine e scontri che sarebbe ormai il caso di cancellare dalla nostra quotidianità. Fiumi di inchiostro sono stati versati sulla vicenda, testimonianza di un’attenzione mai sopita.

C’è stata la sentenza, dicevo, e gli amministratori dell’epoca sono stati condannati a pagare. C’è chi ha ottemperato e chi, per motivi diversi, non ha potuto farlo. Ora, come allora, ci sono legali che si stanno occupando della vicenda per conto del Comune, e nel rispetto delle leggi, la porteranno sicuramente a soluzione. Ci sono incarichi conferiti, lasciamo che facciano il loro lavoro, non possiamo né dobbiamo sostituirci ai giudici ed alle leggi.

Questa la situazione ad oggi: il 16 marzo 2012 è stata emessa la condanna definitiva e gli amministratori dell’epoca vengono condannati a pagare una somma complessiva di poco più di 168.437 euro, oltre rivalutazione monetaria ed interessi; al 17 ottobre risultano incassati dal comune di Cassano 143.000 euro, debito residuo 25.000 euro sulla sorte capitale, oltre 58.000 di rivalutazione, interessi e spese, per un residuo debito totale di 83.924,73 euro.

La vicenda si trascina ancora nelle aule giudiziarie, e siamo all’ottobre 2016: a fronte del residuo debito, Giuliani, al quale nel frattempo è stato chiesto di pagare per tutti, offre 72.000 euro (eventuale debito residuo circa 12.000 euro); il tempo passa, finché nel febbraio 2017, rifiutata la proposta, arriva il pignoramento del quinto dello stipendio del dott. Giuliani, che fino ad oggi ha prodotto l’incasso di 24.579 euro, con un debito residuo di oltre 59.000 euro.

Certo, alla luce di quanto dice l’avv. Petronella, forse oggi quel debito poteva essere già estinto o quasi, forse avrebbe potuto esserci ancora la residuale pendenza in capo a qualche altro coobbligato (abbondantemente garantita, fra l’altro). Di certo avremmo potuto risparmiarci tanta acredine a buon mercato. Capisco lo scontro politico, capisco il gioco delle parti, non posso e non voglio capire gli attacchi alla persona, né l’ingerenza negli affetti e nei rapporti familiari.

Lo dico subito: sono stato amico di Giuliani, lo considero una persona perbene. Se ha commesso un errore, amministrativamente parlando, è stato giudicato e condannato per quell’errore. Lo hanno fatto i giudici, e lui si è adeguato. Non gli avrà fatto certamente piacere, ma ha ottemperato, ha pagato la sua quota. Poi gli è stato chiesto, in quanto debitore in solido, di pagare le quote non pagate da altri. Ed anche qui, alla fine, non ha detto di no: ha detto parliamone, ha tentato di “risparmiare” se possibile, aveva predisposto persino gli assegni per poter chiudere una eventuale intesa, ma ha trovato un muro (sembrerebbe soprattutto negli uomini). Ora lui non c’è più, la legge continuerà con i suoi tempi il suo corso, e se c’è qualcuno che deve pagare, certamente pagherà (è scritto negli atti, non nelle chiacchiere da bar!).

Ma lasciatemelo dire: è ora di smetterla. Far passare per bandito una persona che ha in fin dei conti ottemperato al suo debito non va bene; insinuare dubbi sulla sua famiglia non va bene; parlare di conflitto di interessi del sindaco perché ha rispettato la volontà del defunto non giova ai consiglieri comunali, non giova all’istituzione Comune, non giova alla collettività.

 

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