di Vito Lionettiex sindaco del Comune di Cassano delle Murge

l’ex sindaco di Cassano delle Murge, Vito Lionetti (foto d’archivio scattata da Annarita Mastroserio)

Ricordo ancora le elezioni del maggio 2014 che ci videro contrapposti. All’epoca io aderii ad una sua richiesta di incontro pubblico per realizzare una campagna elettorale “pacifica”. Poi io vinsi le elezioni e lei si arrabbiò molto. Dissotterrò l’ascia di guerra e tutti i proclami di pace andarono a farsi benedire. Quell’offerta di pace era stata pura ipocrisia. Infatti dopo pochi giorni dal mio insediamento chiese a gran voce le mie dimissioni perché aveva scoperto alcune frasi della premessa del nostro programma elettorale riprese da quello di un altro comune. Scatenò una campagna denigratoria nei miei confronti. Insomma la tipica reazione di chi “guarda la pagliuzza nell’occhio del proprio fratello e non si accorge della trave nel proprio occhio”.

Addirittura lei scrisse che mi dovevo vergognare e quando le ricordai che lei durante tutto il suo mandato aveva omesso di recuperare al comune di Cassano circa 100 mila euro mi beccai una querela. Querela ovviamente archiviata perché avevo solo detto la verità. Ora quella trave è ancora nel suo occhio e ancora una volta lei fa finta che non ci sia. Ancora una volta sta cercando di rallentare, insabbiare, far dimenticare. Persino i più loquaci componenti della sua maggioranza, quelli che si azzuffano quotidianamente sui social per difenderla, su questa vicenda stanno zitti. È la consegna del silenzio. Meno se ne parla meglio è.

Ma neanche il silenzio potrà nascondere il suo insanabile conflitto di interesse. Lei deve fare una scelta, che prima di essere contabile è di natura etico morale. Lei ha il dovere prima di tutto morale, oltre che economico, di difendere gli interessi della comunità che rappresenta. D’altra parte ha anche il diritto a difendere l’interesse suo personale e della sua famiglia.

Si renderà conto che le due cose sono inconciliabili. Sotterfugi, espedienti tecnico giuridici sono solo un modo per tenere due piedi in una scarpa e come tali immorali. Altro che educare al rispetto della cosa pubblica, come ha scritto recentemente. Cominci a dare l’esempio.

Lei deve decidere: come sindaco deve restituire i circa cento mila euro che spettano ai cittadini cassanesi. Se invece pensa di non doverlo fare, si deve dimettere. Se sceglierà una inesistente terza via legittimerà ogni cittadino, seguendo il suo esempio, a decidere se versare o meno i tributi al comune a proprio piacimento. Non avrà più nessun diritto, per esempio, a chiedere a noi insegnanti di sollecitare il pagamento della mensa ai genitori inadempienti. A proposito. Si rende conto della difficoltà che può avere un padre di famiglia in disoccupazione o in cassa integrazione ad arrivare alla fine del mese? Forse è per questo che qualcuno ritarda a pagare la retta per la mensa del proprio figliolo? Queste persone così come tante altre che sono in condizione di disagio sociale vanno aiutate e lei non può dire che non ci sono le risorse. No. Proprio non può farlo. Capisce l’urgenza di recuperare quei 100 mila euro? Ha fatto un conto sui servizi che può offrire ai suoi cittadini più deboli? Delle opere che può realizzare per rendere più vivibile la nostra città? Decida dunque ed eviti a questa città e al suo popolo, anche a quello che le ha dato fiducia non solo il degrado, che è ormai sotto gli occhi di tutti, ma soprattutto una ingiusta deriva morale.

 

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