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Tributaria Intercomunale, Lionetti: «alle volte la realtà supera la finzione cinematografica»

di Vito Lionettiex sindaco del Comune di Cassano delle Murge

l’ex sindaco di Cassano delle Murge Vito Lionetti (foto d’archivio)

È quello che è successo nell’ultimo consiglio comunale dove la realtà è andata oltre a quanto raccontato in un film di qualche anno fa dal titolo emblematico “L’avvocato del diavolo”.

Infatti, così come succedeva nel film, il vice sindaco Giustino, non si capisce bene se in tale ruolo o in quello di avvocato, ha diabolicamente tentato di trasformare le vittime in carnefici: ha inventato fatti e circostanze; ha omesso fatti e circostanze; ha inveito e calunniato; ha cercato, per l’ennesima volta, di portare sul piano personale una tristissima vicenda, che va avanti da oltre un decennio.

Ed è sempre lo stesso copione e si usano sempre le stesse strategie.

Distrarre l’attenzione dalla realtà dei fatti e buttarla sul piano del conflitto personale.

D’altra parte che cosa c’è di più diabolico se non il perseverare?

La verità la conoscono tutti.

Molti anni fa un gruppo di amministratori pubblici fu definitamente condannato dalla Corte dei Conti a rifondere i cittadini cassanesi che avevano danneggiato.

Dopo tanto tempo e con in mezzo una intera consiliatura capeggiata dall’attuale sindaco, la vicenda non si è ancora conclusa.

L’hanno lasciata in eredità a noi e oggi stanno tramando per far apparire noi colpevoli e loro vittime di un fantomatico odio politico che viene tirato fuori a comando.

Davvero diabolico. Dopo lo show del vicesindaco partono a ruota le “oche del Campidoglio” che starnazzano il solito mantra: perché Vito Lionetti e il Vice Davide Del Re non hanno accettato una transazione di 72 mila euro?

E lo rispiego ancora una volta:

  • si tratta di una sentenza definitiva che ha accertato una precisa responsabilità erariale;
  • in una nota del dicembre 2014 la Corte dei Conti chiarisce che la sentenza 138/2012 ha condannato in via definitiva i soggetti indicati in via solidale e ha specificato di incassare l’intera somma dovuta da parte di ciascuno di essi;
  • ci siamo attenuti a questa precisa indicazione dando mandato all’avvocato dell’Ente di agire in modo da recuperare il credito residuo di circa 84 mila euro: abbiamo pignorato lo stipendio del dott. Giuliani e ipotecato l’unico bene intestato ad altro condebitore (una porzione di casa non avente un valore utile a coprire il debito, ovvero di valore pari a 10.000/15.000 euro), atteso che tra i condannati gli altri risultavano nullatenenti;
  • dal 2012 al 2014 tutto era rimasto fermo, pratica chiusa nei cassetti comunali e li sarebbe rimasta se io non avessi vinto le elezioni;
  • l’atto di precetto é stato possibile notificarlo solo dopo aver ottenuto copia conforme della sentenza dalla Corte dei Conti di Roma perché in Comune non se ne trovava copia (stranamente sparita!);
  • alla vigilia di Natale 2015 arriva immediata opposizione al nostro precetto con richiesta di sospensione; richiesta poi respinta dal tribunale. Solo da quel momento cominciano le proposte transattive (che si aggirano invero intorno ai 40.000 euro);
  • io vengo querelato; al Comune di Cassano viene richiesto un risarcimento danni per 150 mila euro;
  • a febbraio 2016 salta fuori un altro bene immobile di proprietà di altro condebitore che vale di più ed è utile a recuperare la somma e sul quale pure si iscrive ipoteca;
  • a seguito dell’ultima richiesta transattiva (che si aggira sempre intorno ai 40.000 euro) chiedo ulteriore parere alla Corte dei Conti che nel maggio 2016 così scrive: “… ad avviso di questo requirente… non è consigliabile, all’attualità accettare la proposta di transazione avanzata dal difensore dei condebitori…”;
  • a dicembre 2016 si consuma l’atto di tradimento nei miei confronti e questa vicenda ne è un movente fondamentale. Io da dicembre 2016 non sono più Sindaco;
  • l’avvocato dell’Ente scrive alla Segreteria Generale e al Commissario nei primi mesi del 2017 per ottenere indicazioni sulla proposta transattiva formulata e formalizzare così la richiesta di accordo del Giuliani (i 72.000 euro di cui parla l’Assessore Angelo Giustino).

Risulta evidente che noi abbiamo solo fatto il nostro dovere ottemperando a quanto stabilito da una sentenza definitiva e dalle successive precisazioni della Corte.

Non c’è nessuna ragione personale o politica. Tutti gli escamotage giuridici, come la rinuncia all’eredità, pur legittima sul piano della difesa degli interessi personali sono assolutamente incompatibili con gli interessi della collettività e con il ruolo di Sindaco di una città e soprattutto rappresentano un cattivo esempio per i cittadini contribuenti, che sono così legittimati a trovare tutti i cavilli legali per non pagare le tasse.

Spero di aver contribuito ad “illuminare” tutti i cavalier serventi e commentatori compiacenti, che si stanno arrovellando sul perché non si è potuta accettare la proposta di transazione.