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L’UTE inaugura il suo quindicesimo anno di attività

di Renato Triadocente presso l’UTE di Cassano delle Murge

la targa marmorea affissa all'esterno della sede dell'UTE con l'intitolazione dell'istituzione cassanese al dott. Giuseppe Albenzio (foto di Renato Tria)
la targa marmorea affissa all’esterno della sede dell’UTE con l’intitolazione dell’istituzione cassanese al dott. Giuseppe Albenzio (foto di Renato Tria)

Lunedì 7 novembre la nostra Università della Terza Età ha inaugurato il suo quindicesimo anno accademico, con una cerimonia svoltasi nella sala “Gentile” della locale BCC, a cui va il nostro ringraziamento per la cortese concessione.

La prof.ssa Antonia Patrino, nella qualità di presidente dell’UTE, ha dato inizio alla serata ricordando che, dal momento dell’apertura sono trascorsi quattordici anni e di strada da allora ne è stata fatta. Ciò ha portato quest’anno ad attivare ben 45 corsi, dei quali molti sono del tutto nuovi (il linguaggio della comunicazione, il cibo nell’arte, yoga della risata, cake design, lavori artigianali in pietra, giochi e giocattoli nel tempo). Anche gli iscritti sono aumentati, sfiorando i 290 soci. Tanto che si è dovuto chiedere alla Dirigente scolastica, Annoscia, la concessione di quattro ore settimanali da svolgere nella palestra della Scuola Elementare di Via Gramsci: segno che l’Università sta lavorando bene, che trova apprezzamento da parte dei cittadini e che si sta radicando sempre più nel territorio.

Straordinario è stato anche il coro dei bambini delle terze classi della Scuola Elementare “A. Perotti” che, sotto la guida delle insegnanti Carmela Giustino, Antonia Martoccia e Gloriana Lanzisera, ha cantato: “Tu sarai”, “Nonno superman”, La barchetta di carta” e “Le tagliatelle di nonna Pina”, guadagnandosi ovazioni a ripetizione.

In merito, la presidente Patrino ha voluto precisare che da vari anni ormai la nostra Università porta avanti un progetto intergenerazionale con la Scuola Elementare, attraverso una collaborazione continua e proficua.

Le ha fatto eco la docente Carmela Giustino, la quale ha ringraziato l’UTE per aver voluto inserire nella cerimonia il coro dei loro bambini, ricordando che nella loro scuola è stato realizzato il progetto “C’era una volta”, in ambito del quale sono stati invitati parecchi nonni a raccontare come si viveva ai loro tempi e com’era la scuola da essi frequentata: «Mantenere questi contatti tra due generazioni così lontane è utile e necessario per l’intera comunità», ha rimarcato la docente.

A questo punto non poteva mancare il maestro Antonio Caponio, che ha letto una sua poesia a tema in vernacolo cassanese, “La terza età”, in cui racconta, in maniera giocosa, come vi si svolgono le lezioni e quali sono le funzioni sociali in esse sottintese.

il saluto del sindaco Vito Lionetti
il saluto del sindaco Vito Lionetti

È stata quindi la volta del Sindaco, prof. Vito Lionetti, che ha rivolto un caloroso saluto a tutti coloro che operano nell’Università per mantenere in vita questa istituzione. «Perché, ormai, di una vera e propria istituzione si tratta» ha precisato. Vito ha fatto osservare inoltre che, mettendo insieme due generazioni estreme, quella dei nonni e quella dei nipoti, non si poteva inaugurare meglio il nuovo anno accademico. «Una comunità che mantiene i contatti tra queste due generazioni è una comunità viva, che cresce sempre e che è destinata a migliorare sempre di più», ha sottolineato con forza. Il Sindaco ha quindi concluso esortando l’UTE a mantenere sempre i contatti con le nuove generazioni, perché la sua esperienza di docente elementare lo porta ad affermare che «il racconto di un nonno può avere effetti straordinari sui bambini».

La parola è passata poi al prof. Cluadio Crapis, dirigente scolastico della Scuola Media “San Pio” di Altamura, che ha svolto una prolusione sul tema: “Riflessioni sulle funzioni della letteratura”. Ha esordito dicendo che «bisogna leggere per vivere»; la letteratura ci consente «di capire il mondo, e noi stessi a realizzarci». Ha quindi fatto riferimento al capolavoro italiano dell’Ottocento, I promessi sposi, di Manzoni, che egli paragona ad una ripresa cinematografica fatta dall’alto di un elicottero e che fotografa personaggi e territori del Seicento, passando dalla geografia (descrizione dettagliata dei luoghi) alla storia, raccontata in forma di cronaca, per ricordare al lettore la società italiana di quell’epoca, sotto la dominazione spagnola.

l'intervento del prof. Claudio Crapis
l’intervento del prof. Claudio Crapis

Il prof. Crapis ha altresì sottolineato l’importanza della lettura. Egli personalmente sta conducendo nella sua scuola una sperimentazione che consiste nel proporre ad un gruppo selezionato di alunni la lettura libera, senza forzature, senza condizionamenti e senza giudizi finali, di alcuni testi selezionati. I risultati non sono ancora noti perché la sperimentazione è ancora in atto. Tuttavia, da come i giovani lettori stanno rispondendo, c’è da sperare bene.

Il prof. Crapis ha infine concluso affermando che in Italia vi è ancora una certa difficoltà a comprendere un testo scritto; molti alunni sbagliano a risolvere i problemi di matematica, non perché non conoscono la materia, ma perché non comprendono bene quanto il testo richiede. Inoltre, una recente indagine della Doxa ha messo in evidenza che una buona parte di cittadini italiani, specie ultrasessantenni, non comprende pienamente un testo letto, anche se si ha l’impressione di averne capito i contenuti. A ciò occorre, perciò, porre rimedio, perché ne va dell’immagine del nostro Paese, che passa per “civile”.

l'esibizione di Giuseppe Capozzo (clarinetto e voce) e Francesco Nardulli (pianola)
l’esibizione di Giuseppe Capozzo (clarinetto e voce) e Francesco Nardulli (pianola)

Hanno infine allietato la serata due giovani, Giuseppe Capozzo (clarinetto e voce) e Francesco Nardulli (pianola), i quali hanno cantato vecchie canzoni note al grande pubblico (“Che sarà”, “Il clarinetto”, “L’immensità”), parodiate dalla prof.ssa Utilia Di Leone, in tema, ovviamente, con l’Università della Terza Età.

Ha infine chiuso la serata ancora una volta il maestro Tonino Caponio, con un’altra sua opera in vernacolo, “Voci e suoni del paese”, in cui parla dei vecchi mestieri, ormai scomparsi: u’ capellare, l’arrotino, lo spazzacamino e l’uomo con l’organino).

La cerimonia si è conclusa con l’augurio del Sindaco a tutti noi del direttivo, ai docenti e ai soci di un buon anno accademico.

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il maestro Tonino Caponio, con “Voci e suoni del paese”, chiude la serata