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Violenza sulle donne: «spezzare questa linea sporca che macchia la dignità di chiunque si consideri una persona civile»

violenza-sulle-donneL’aula del Senato ha dato ieri, venerdì 11 ottobre, il “sì” definitivo al decreto contro il femminicidio che, ora, è legge a tutti gli effetti. Il Senato ha approvato a tempo di record, in una mattinata, il provvedimento varato dal governo per il contrasto delle violenze di genere praticamente alla vigilia della scadenza. Una legge che non è “perfetta”, ma è pur sempre una legge che affronta uno dei problemi più drammatici della condizione della donna in Italia.

Sul tema, pubblichiamo, di seguito, una riflessione di un giovane cassanese, Alessio Rizzo.

di Alessio Rizzo

In un Paese in cui la popolazione si reputa e definisce civile, in una società cosiddetta globalizzata, si può ancora assistere ad eventi così spudorati, indescrivibili e ripugnanti dal punto di vista umano, molto spesso privi di alcuna giustificazione logica, gesti nei quali si fa fatica a distinguere tracce di quel raziocinio che distingue gli umani dagli animali (con tutto il rispetto per gli animali). È incomprensibile l’uso e l’abuso di cotanta violenza, ed è illogico l’uso di essa come mezzo per risolvere litigi e discordie ma ancor peggio è usarla su una donna.

È ovvio chiedersi perciò come si può arrivare a così tanto, e le risposte più frequenti, che si ascoltano e si apprendono da giornali e tg sono la crisi economica, la gelosia, il rapporto di coppia che non è andato a buon fine; ma davvero queste motivazioni consentono ad un uomo di agire da bestia? A mio parere la realtà dei fatti è che si parla di trogloditi privi di ogni valore e principio morale e civile, caratteristiche rare in una società nella quale prevale la legge del più forte, della prepotenza e della dominanza come nella giungla.

Dati del Consiglio d’Europa affermano che la prima causa di morte violenta (non naturale) per le donne è la violenza maschile che molto spesso si verifica all’interno delle mura domestiche. È paradossale, tra persone che condividono amore, vita quotidiana, magari anche bambini, che si assista a tale disprezzo per il corpo e per l’anima di una persona; violare, privare essa, in particolare una donna della propria integrità, del proprio essere, condannandole a vivere una vita segnata dal dolore e dalla paura. Ma quello che forse è il culmine del ”non senso” è che l’Italia e la maggior parte dei suoi abitanti siano una società cristiana così fiera di seguire la propria fede e di mostrare tanto perbenismo che non appena fuori dal contesto religioso è capace di tanto obbrobrio. In contrasto a tutto quanto di negativo si possa dire a proposito della colpevolezza del “maschio” esiste una breccia aperta nella cultura maschile come la presa di coscienza pubblica di alcuni uomini capaci di dire che quella violenza ci riguarda, riguarda tutti noi, non riguarda solo il bruto o il pazzo che esce di senno ma tutti sono, siamo, responsabili della violazione di quei diritti e quelle libertà della persona riconosciute purtroppo solo nella forma e dei quali si può affermare che la donna gode solo parzialmente.

Una rivoluzione sociale, un risveglio culturale, una presa di coscienza, di responsabilità, di posizione da parte degli uomini, che si uniscano alle tantissime donne è la via per ovviare da una scenografia perversa, per spezzare questa linea sporca che macchia la dignità di chiunque si consideri una persona civile.