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Violenze scolastiche di genere: i risultati della conferenza della DG DEVCO

Il problema delle violenze scolastiche di genere riguarda diversi paesi del mondo e proprio la diffusione di queste pratiche, e gli impegni presi per porvi fine, sono state il tema della conferenza organizzata nei giorni scorsi dalla DG DEVCO (Direzione generale per la cooperazione internazionale e lo sviluppo) della Commissione europea.

Le SRGBV, acronimo che indica le School Related Gender Based Violence, possono essere di vario tipo: fisiche, psicologiche o sessuali. Queste condizionano in maniera negativa, e spesso irreversibile, la vita di chi le subisce, con conseguenze come depressione, scarso rendimento o anche abbandono scolastico.

Ha aperto la conferenza Anne Floren, capo dell’unità B4 della DEVCO relativa a cultura educazione e salute, sottolineando come la tematica dei bambini e delle bambine vittime di violenza a scuola sia da annoverare tra le minacce più serie all’applicazione dei diritti umani fondamentali. Dopo aver presentato gli ospiti, si è soffermata su alcuni aspetti di questo vasto problema, come le diverse tipologie di violenza che possono toccare i bambini e le diverse matrici che vi sono alla base e il fatto che le dinamiche della violenza siano asimmetriche, riguardando sia il rapporto tra studenti e studenti e sia quello tra professori e studenti. L’importanza di questo tema, secondo Floren, è dovuta anche al fatto che spesso la sua gravità e la sua diffusione sono sottostimati o considerati non di primaria importanza.

Successivamente è intervenuta Sally Beadle, specialista del settore educazione e salute dell’UNESCO. Dopo aver accennato ad alcune storie di violenza, ha approfondito la tematica con numeri e cifre: 246 milioni di bambini nel mondo sono vittima di violenze a scuola; mediamente, ciò varia poi da paese a paese, tra il 10% e il 65% dei bambini ha subito violenze o atti di bullismo legati o meno a questioni di genere; circa 700 milioni di studenti non hanno un qualche tipo di protezione, e sono potenzialmente a rischio di subire violenze; prendendo il caso dell’Africa orientale e meridionale, tra il 39% e il 41% dei bambini ha subito violenze dal maestro, in special modo per quanto riguarda le violenze sessuali sulle bambine. Questi numeri tendono a crescere se si considerano le situazioni di bambini transgender. Le conseguenze di queste violenze sono notevoli, in special modo sulla salute mentale dei bambini e dei futuri adulti: depressione, costante senso di solitudine e rendimenti scolastici scadenti. Per contrastare queste violenze è stata redatta l’agenda 2030 dell’ONU, con tutti gli obiettivi utili da raggiungere per eliminare queste pratiche.

Hans de Greve e Wouter Boesman, entrambi della VVOB education for development, hanno esposto le azioni di questa organizzazione focalizzando l’attenzione su quanto è stato fatto ed è in corso in Vietnam e Cambogia. In entrambi i casi è emerso quanto sia necessario, per ridurre ed eliminare le SRGBV, creare un ambiente favorevole all’apprendimento a 360 gradi, partendo dalle situazioni domestiche fino ad arrivare a scuola. Ciò che può aiutare a diminuire gli stereotipi di genere è direttamente utile a diminuire le violenze subite a scuola. Assieme a questo ambiente positivo è necessario un clima di collaborazione tra tutti coloro che sono coinvolti nell’educazione dei bambini, sia la scuola, sia le famiglie e sia le istituzioni. Inoltre, per garantire e verificare l’efficacia di questi programmi è molto importante, per quanto non sempre facile, monitorarne e controllarne l’andamento, anche qui coinvolgendo tutti gli attori designati, integrando politiche e pratiche.

Fonte: Europuglia