fbpx

“Volti e storie: dall’accoglienza all’integrazione”: l’integrazione come accettazione delle comuni fragilità

di Lorena Liberatore

in piazza Moro l’incontro “Volti e storie: dall’accoglienza all’integrazione”, promosso dal Comitato Festa Patronale in collaborazione con l’associazione “Cercasi un Fine” (foto dalla pagina Facebook “Cercasi un Fine“)

Si è tenuta ieri alle 20:00 in piazza Moro la conferenza “Volti e storie: dall’accoglienza all’integrazione”. Un momento di riflessione sul tema dell’immigrazione organizzato in collaborazione con l’associazione “Cercasi un Fine”. A presiedere Franco Depalo, operatore sociale di Pax Christi, e Ibrahim Elsheikh Elrashid, mediatore culturale.

L’incontro rientra negli eventi di ‘avvicinamento’ alla Festa Patronale, come ha sottolineato lo stesso Parroco della Parrocchia Santa Maria Assunta, don Francesco Gramegna, aprendo l’incontro con la preghiera alla Vergine e una riflessione sulla stessa Festa Patronale, la quale quest’anno segna i settant’anni dall’incoronazione dell’Immagine della Patrona di Cassano delle Murge. Una Festa che vede don Francesco impegnato in prima persona nell’organizzazione come presidente del Comitato Festa, dopo le dimissioni del presidente delegato Damiano Baldassarre avvenute nel settembre dello scorso anno.

«Vedo piacevolmente volti di amici e persone che vengono anche da fuori Cassano» ha detto don Francesco, poi sottolineando con orgoglio che nei precedenti incontri di “Cercasi un Fine” si sono affrontati importanti temi come quello del gioco d’azzardo, dell’usura, dei social. Ha inoltre sottolineato anche come la Festa Patronale appartenga a tutti, e chiunque è invitato a «far festa», sia coloro che hanno natali cassanesi, sia coloro che si sono qui trasferiti, quelli provenienti dai paesi limitrofi «e quanti sono arrivati qui, a Cassano, perché una volta giunti a Bari, nel lontano ‘94, furono accolti dalla nostra comunità nei vari camping e presso alcune strutture religiose». È questo il caso di alcuni albanesi che a loro volta «oggi sono padri di famiglia, abbiamo i loro figli tra i nostri bimbi del catechismo, perché si sono anche sposati con persone italiane, hanno battezzato i loro figli, e fanno parte della comunità».

In un periodo storico in cui la società cambia integrando svariate culture, la festa della Madonna degli Angeli può e deve evolvere, secondo don Francesco, diventando simbolo dell’interculturalità, della condivisione, della solidarietà, insomma di valori comuni.

Don Rocco D’Ambrosio, moderatore, dopo i saluti a don Michele Camastra (direttore dell’ufficio diocesano di Bari per i migranti) seduto tra il pubblico, ha sottolineato l’importanza, oggi, del sapersi identificare nell’altro riconoscendo le altrui fragilità e, così facendo, in qualche modo le proprie. Perché solo attraverso questo tipo di identificazione si potrebbe riconoscere nell’altro non un nemico ma un simile: un essere umano. Un educare, quindi, a non puntare il dito, dando priorità ad un senso comunitario che dovrebbe guidare scelte e azioni nel prossimo futuro, e a lungo. «La nostra associazione “Cercasi un fine” organizza da più di un anno una scuola di italiano per migranti: sono presenti oltre agli studenti anche i volontari che svolgono il ruolo di docenti» ha proseguito evidenziando nel concreto le azioni nel sociale.

Ha parlato subito dopo Franco De Palo, il quale lavora in prefettura occupandosi di immigrazione, molto attivo anche nel volontario e all’interno dello stesso campo con l’associazione “Pax Cristi”: «Chi ha parenti fuori dal proprio territorio?» ha domandato, «Oltre che un paese di immigrazione siamo stati un paese di emigrazione». Ha quindi sottolineato con il proprio discorso come l’allontanarsi dal proprio paese è una caratteristica comune, e per ogni persona integrata da noi ce n’è sempre un’altra, che va via per ragioni simili o identiche. Porta in questo modo come esempio suo nonno, il quale nei primi anni del ‘900 fu immigrato in America per poter meglio mantenere la propria famiglia, scelse così di lavorare all’estero come scaricatore di porto e persino portatore di carbone e ghiaccio sui grattacieli, «A piedi, sulle scale, perché non doveva sporcare l’ascensore!… Era italiano e meridionale, per gli americani uno della ‘Mano Nera’… la mafia! Emigrazione e immigrazione sono due facce della stessa medaglia!» conclude. Inoltre «Quando qualcuno emigra fisicamente lascia la propria terra ma con sé porta la propria cultura». Fiore all’occhiello del discorso la riflessione su don Tonino Bello e la lettura di alcune sue parole: «Un giorno, quando nel cielo incontreremo il nostro Dio […] ci accorgeremo con sorpresa che egli ha il colore della tua pelle. Post scriptum: Se passi da casa mia fermati!».

Ibrahim Elsheikh Elrashid, in Italia da molti anni e proveniente dal nord del Sudan, mediatore culturale presso la Caritas della diocesi di Trani ha spiegato: «Quando mi ha chiamato don Francesco dicendo “siamo stati invitati da don Rocco” e sapendo che lui da un po’ di anni non va in giro e non fa più nessun intervento, ho capito che c’era qualcosa di molto importante, e non era possibile dire di no. Ultimamente è molto difficile parlare di immigrazione, è diventato quasi impossibile riflettere, e parlare con la mente delle persone, è tutto di pancia! Abbiamo muri, paure, e situazioni che sono veramente insopportabili». Da operatore sociale nota ostilità e attacchi «su quello che facciamo, su quello che fa il terzo settore, su quello che è stato fatto, su quello che è l’Italia, su quello che ci hanno insegnato Francesco e don Rocco!». «Come musulmano posso dire che quando sono arrivato c’era una situazione di rabbia e odio, ma la società non era quella di adesso», spiega quindi che la situazione è nettamente peggiorata e che l’ostilità ha toccato livelli imprevisti. Ricorda che quando arrivò in Puglia l’affluenza di immigrati era fatta prevalentemente di balesi, oggi sono invece gli ucraini stanziati in particolare nella zona di Bisceglie e Molfetta ad essere in numero maggiore. E sottolinea concludendo come gli immigrati «non sono solo clandestini», come alcuni pensano e non sono un peso ma una risorsa per la società.

Al termine dell’incontro è seguito un momento di festa a cura del Gruppo Migranti e Volontari della stessa associazione “Cercasi un Fine”.